//Il programma comune per il centrodestra, che metta d’accordo tutti, ve lo scrivo io (di Giuseppe PALMA)

Il programma comune per il centrodestra, che metta d’accordo tutti, ve lo scrivo io (di Giuseppe PALMA)

Io ci provo. Tentar non nuoce.

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Occorre al più presto togliere le redini del Paese dalle grinfie del Pd e dei suoi cespugli gravitazionali. Il Movimento 5 Stelle non sa neppure cosa vuole fare, tant’è che alcuni suoi esponenti dichiarano in Tv che non saprebbero cosa votare in un eventuale – quanto improbabile – referendum sull’euro. La sinistra guidata da Piero Grasso ha in sé personaggi che nell’euro ci hanno addirittura portato stappando bottiglie di champagne, quindi non se ne parla nemmeno. L’unica formazione politica che affronta seriamente temi come euro e Ue resta la Lega di Matteo Salvini, che per andare al Governo del Paese necessita dell’alleanza elettorale con Forza Italia e Fratelli d’Italia. E Silvio Berlusconi, al di là di alcune esternazioni “pacifiste” sui social o in televisione, non è affatto eurista, tant’è che più volte ha proposto una “doppia moneta nazionale” e meno vincoli Ue. Per quanto riguarda la posizione di Giorgia Meloni, ella intende soprattutto ripristinare l’interesse nazionale. In ordine agli altri alleati, come ad esempio Rinascimento di Vittorio Sgarbi e Giulio Tremonti, anch’essi intendono ripristinare con fermezza gli interessi esclusivi della Nazione su quelli sovranazionali.

Necessita quindi un programma comune di centrodestra che tuttavia tarda ad arrivare. Ciascuna lista della coalizione potrà certamente presentarne uno proprio, ma non si può chiedere il consenso politico-elettorale agli italiani senza prima concordare alcuni punti programmatici comuni.

Serve mettersi d’accordo su pochi punti e sottoscrivere il programma davanti al popolo italiano.

Mi sono dunque permesso, in modo imperdonabilmente sintetico, di presentare una bozza di programma sul quale Berlusconi, Salvini, Meloni e altri alleati possono certamente convergere. Questa mia proposta consiste nei seguenti 18 punti:

  1. RIPRISTINO (seppur parziale) della SOVRANITA’ MONETARIA attraverso l’introduzione dei Minibot proposti dal responsabile economico della Lega Claudio Borghi, o, in alternativa, dei Ccf (certificati di credito fiscale) proposti da Marco Cattaneo. Il resto lo farà il tedesco dal novembre 2019 in avanti, quando Mario Draghi lascerà la Bce a Quantitative Easing ormai terminato;
  2. TOTALE RIDISCUSSIONE DEI TRATTATI EUROPEI, con ferma esclusione di ulteriori cessioni di sovranità e accantonamento definitivo dell’idea folle degli eventuali “Stati uniti d’Europa”. Meno vincoli da parte dell’Ue e centralità dei Parlamenti nazionali. Superamento dei vincoli capestro fissati dal Trattato di Maastricht e ribaditi da quello di Lisbona (ad esempio portare il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil ad almeno il 6-7%). Prendere in seria considerazione la proposta avanzata da Giulio Tremonti di un Protocollo italiano ad hoc in sede europea (la cosiddetta eccezione italiana), sulla scia di quello che Cameron ottenne per il Regno Unito pochi mesi prima del referendum sulla Brexit;
  3. MENO VINCOLI UE: superamento definitivo di tutti quei vincoli europei che massacrano la nostra economia mettendo in serie difficoltà diversi settori produttivi nazionali come ad esempio l’agricoltura e la pesca. Intervenire fiscalmente nell’incentivare le piccole-medie imprese;
  4. Considerato il ripristino parziale della sovranità monetaria di cui al punto 1) del programma, SUPERAMENTO graduale DELLA MONETA UNICA EUROPEA sulla base del fatto (incontestabile) che questa non solo ha distrutto il nostro tessuto produttivo e sociale, impoverendo milioni di famiglie, ma ha soprattutto smantellato i diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali. Per l’effetto, ritorno alle monete nazionali OPPURE – qualora si intendesse mantenere l’euro – trasformalo in una unità di conto comune, com’era ad esempio l’Ecu, con la possibilità per ciascuno degli Stati membri di far fluttuare il cambio in misura compatibile e necessaria alle esigenze economiche, produttive e sociali di ciascuno dei Paesi membri (a tal proposito, non ripetere gli errori dello Sme). Sul punto, è possibile consultare un articolo molto interessante a firma di Paolo Becchi e Fabio Dragoni su Libero del 14 agosto 2017 (https://paolobecchi.wordpress.com/2017/08/14/le-proposte-di-lega-e-fi-su-euro-ed-europa-sono-incompatibili-nientaffatto-ecco-perche/);
  5. PROPORRE (ed ottenere) l’ABROGRAZIONE del FISCAL COMPACT;
  6. ABROGRAZIONE DEL VINCOLO DEL PAREGGIO DI BILANCIO vigliaccamente costituzionalizzato nel 2012 (avviare sin dal 2018 la procedura rafforzata di cui all’art. 138 della Costituzione allo scopo di abrogare – nell’arco di non oltre un anno e mezzo – la Legge costituzionale n. 1/2012);
  7. Stabilire un SALARIO MINIMO garantito sotto il quale non è possibile assumere personale, fissandolo a non meno di 10,00 euro netti l’ora. Fissare la retribuzione minima mensile ad almeno 1.300,00 euro netti per quattordici mensilità;
  8. Introduzione della SOGLIA DI TOTALE ESENZIONE FISCALE da fissarsi per i redditi inferiori a 12.000,00 euro annui. Abrogazione delle norme che prevedono l’obbligatorietà della fatturazione elettronica;
  9. Introduzione della FLAT TAX con le modalità e nella misura del 15% così come proposta da Armando Siri, ovvero del 20% così come generalmente proposta da Silvio Berlusconi. Sul punto occorre una convergenza tecnica;
  10. RIDUZIONE DELL’ALIQUOTA IVA ordinaria, nell’arco di cinque anni, di almeno 3 punti percentuali (dall’attuale 22% a quella – già in vigore negli anni Novanta – del 19%);
  11. ABROGAZIONE DELLA LEGGE FORNERO fissando l’età pensionistica a 62 anni per tutti (60 anni per i lavori usuranti);
  12. ABROGAZIONE DEGLI STUDI DI SETTORE e di tutti i sistemi giacobini di accertamento fiscale, riportando l’onere della prova a carico dell’organo accertatore. Introdurre procedure fiscali in cui lo Stato venga amichevolmente incontro al contribuente consentendogli di lavorare senza avere un fisco criminale che toglie la serenità di vivere;
  13. ABOLIZIONE DEL BOLLO AUTO (sulla prima auto) e CONSISTENTE RIDUZIONE DEL SUPER-BOLLO;
  14. Fissare un TETTO MINIMO PENSIONISTICO ad almeno 900,00 euro al mese per tredici mensilità, sia che si tratti di trattamenti pensionistici contributivi, minimi o sociali;
  15. RIFORMA DELLA GIUSTIZIA penale attraverso la netta SEPARAZIONE DELLE CARRIERE tra magistratura inquirente e giudicante;
  16. INNALZAMENTO della SOGLIA MINIMA di utilizzo del DENARO CONTANTE portandola ad almeno 10.000,00 euro, eliminando le limitazioni alle transazioni con il contante;
  17. Massiccio SVILUPPO DELLA CULTURA E DELLE TRADIZIONI ITALIANE attraverso consistenti interventi nel campo della divulgazione dell’arte e della letteratura, introducendo – sin dalle scuole elementari e fino all’ultimo anno delle scuole superiori – l’insegnamento obbligatorio della storia dell’arte;
  18. RIFORME COSTITUZIONALI: oltre alla necessaria abrogazione del vincolo del pareggio di bilancio, provvedere alla costituzionalizzazione dei “contro-limiti” (vedesi la sentenza della Corte costituzionale n. 238/2014), del principio della piena occupazione e della preminenza dell’interesse nazionale sugli interessi sovranazionali. A tal proposito, io stesso ho interamente e personalmente redatto questo disegno di legge costituzionale (comprendente anche altre ipotesi di revisione costituzionale), depositato in Senato il 15.2.2017 (XVIIa Legislatura) e firmato da due senatrici della Repubblica (Atto Senato n. 2703/2017): http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01007655.pdf

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Infine, convenire che la lista della coalizione che ottenesse più voti rispetto alle altre indicherà – in accordo con gli altri partiti della coalizione che abbiano superato la soglia del 3% su base nazionale – la persona da suggerire al Capo dello Stato quale Presidente del Consiglio dei ministri.

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Per vincere le elezioni occorre coraggio. Forza! Prendete carta e penna e iniziate a stilare un programma comune nell’INTERESSE ESCLUSIVO DELLA NAZIONE, così come recita la formula di giuramento del Presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri stessi.

Avv. Giuseppe PALMA