//ATTENZIONE! A Bruxelles si sta discutendo se inserire il Fiscal Compact nei Trattati europei (di Giuseppe PALMA)

ATTENZIONE! A Bruxelles si sta discutendo se inserire il Fiscal Compact nei Trattati europei (di Giuseppe PALMA)

Da un punto di vista prettamente giuridico il Fiscal Compact è un Trattato intergovernativo denominato “Patto di bilancio europeo” o “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria”, sottoscritto da venticinque Stati membri dell’Unione Europea il 2 marzo 2012 (ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca). Il nostro Parlamento, sordo e schiavo, ne ha autorizzato la ratifica nel luglio del 2012 (appena quattro mesi dopo la sua sottoscrizione) ed ha inserito in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio (siamo stati il primo ed unico Paese a farlo, addirittura nell’aprile 2012).

Più nello specifico, il Fiscal Compact prevede principalmente queste tre misure alle quali tutti gli Stati firmatari devono adeguarsi:

  1. significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL al ritmo di un ventesimo all’anno (5%), fino al raggiungimento del rapporto del 60% sul PIL nell’arco di vent’anni;
  2. obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio;
  3. obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all’1% per i Paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL).

Una serie di misure capestro in grado di uccidere – oltre alla democrazia – ogni tessuto produttivo e sociale. Infatti, a partire dall’entrata in vigore del Fiscal Compact, ogni anno l’Italia deve elemosinare alla Commissione europea di poter fare spesa a deficit, che in ogni caso – essendoci obbligati a perseguire il pareggio di bilancio – ci consentono ben al di sotto del 3% previsto dal Trattato di Maastricht e da quello di Lisbona.

Ma il peggio deve ancora arrivare.

In questi giorni, mentre gli italiani sono incollati al televisore con il Grande Fratello Vip,  si discute a Bruxelles se inserire o meno il Fiscal Compact all’interno dei Trattati istitutivi dell’Unione, cioè all’interno del diritto originario dell’Ue. La clausola era già stata prevista nel 2012; essa prevedeva tale inserimento entro cinque anni, vale a dire entro la fine del 2017.

La notizia è stata data da HuffingtonPost: http://www.huffingtonpost.it/2017/12/05/a-bruxelles-trattativa-serrata-sul-fiscal-compact-dentro-i-trattati-litalia-prova-a-parare-i-colpi_a_23297990/

Teniamo alta la guardia. Qualora il Fiscal Compact fosse inserito nel diritto originario dell’Unione, sarà la morte definitiva e conclamata della democrazia e dei diritti fondamentali tutelati dalle Costituzioni degli Stati membri. Pensate che il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil previsto da Maastricht e Lisbona – già di per sè capestro e criminale – sarebbe definitivamente sostituito (addirittura per Trattato europeo) dallo 0,5%, cioè ZERO spesa a deficit e quindi zero diritti!

Mi viene pertanto da ridere se poi qualcuno propone di rivedere i Trattati europei. Se il Fiscal Compact entrasse nel diritto originario dell’Ue sarebbe una camicia di forza per ogni governo, snaturando la democrazia e gli effetti sostanziali della sovranità popolare.

Avv. Giuseppe PALMA