//Facciamo chiarezza sulla posizione di Salvini su Ue ed euro. Una volta per tutte (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

Facciamo chiarezza sulla posizione di Salvini su Ue ed euro. Una volta per tutte (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero)

L’articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi 26 novembre 2017 (dalla prima pagina, in continuazione a pagina 8):
“Salvini non lo dice più, ma odia ancora l’Europa”
Chi pensa che Salvini abbia cambiato idea sull’euro o sull’Europa si sbaglia. Tutti ormai hanno capito che l’euro è la vera causa delle nostre disgrazie economiche ed occupazionali. Lo stesso Berlusconi ne è convinto. Ma se si vuole arrivare al governo, con qualche concreta possibilità di cambiare le cose, occorre prima vincere le elezioni. E per vincere le elezioni bisogna prima convincere i cosiddetti moderati, cioè quel vasto bacino elettorale che non vede di buon occhio la moneta unica europea, ma che resterebbe a casa se lo si costringesse a votare in una competizione da tifoseria calcistica “sì euro – no euro”.

Per questo Salvini ha optato per una soluzione apparentemente più morbida: il ripristino parziale della sovranità monetaria (attraverso i minibot) e la revisione dei Trattati europei. L’Ue non ci sta? Allora entra in funzione il Piano B e arrivederci e grazie. Ma prima, nell’arco di 12-18 mesi, stampiamo dai 50 ai 70 miliardi di minibot (nella sostanza funzionano come una moneta complementare, ma formalmente sono dei Titoli di Stato di piccolo taglio) e iniziamo a farli circolare. L’Ue non potrà opporsi perché giuridicamente i minibot non sono moneta. Poi quando nel novembre 2019 alla Bce arriverà al posto di Draghi un falco tedesco che metterà fine al Quantitative Easing e ci chiederà di raggiungere immediatamente il pareggio di bilancio saremo pronti a uscire dall’eurozona, senza panico, proprio grazie alla circolazione dei minibot. Allora il governo potrà decidere di uscire dall’euro invocando la tutela dell’interesse esclusivo della Nazione (come recita il giuramento per i membri del governo) e addebitandone la responsabilità alla miopia europea. La strategia è chiara. Ma per poter essere al governo dal novembre 2019 in avanti, occorre prima vincere le elezioni politiche del 2018. E per vincerle è necessario – anche dal punto di vista prettamente numerico – che Matteo Salvini si allei con Silvio Berlusconi, e per vincere la sua battaglia all’interno del centrodestra, e porsi alla guida del governo, deve presentarsi agli elettori con un volto rassicurante e accomodante. Perderà i voti di qualche anima bella “sovranista” risentita? Sì, è probabile. Ma ne guadagnerà molti di più tra coloro che da anni non vanno più a votare o voterebbero nel centrodestra ancora Berlusconi perché Salvini è un pericoloso razzista. Ne approfitterà Casa Pound? Probabile, ma crediamo in misura circoscritta. E ciò non è necessariamente un male, anche alla luce del fatto che Di Stefano – come ha avuto modo di affermare – appoggerà in Parlamento un eventuale governo di centrodestra, nel caso fosse necessario per ripristinare l’interesse nazionale e la sovranità monetaria.

Salvini ha quindi messo da parte le “ruspe”, tolto la felpa e messo la giacca (come apparso a Matrix qualche sera fa) ma sotto la giacca nasconde una precisa strategia: sedersi al tavolo europeo per trattare alla pari, preparando nel frattempo il ripristino (seppur parziale, quantomeno all’inizio) della sovranità monetaria, attraverso i minibot.

Il leader del Carroccio gioca per vincere anche la sfida interna con il Cavaliere, presentandosi come capo di una forza politica nazionale (togliendo la parola Nord dal simbolo della Lega) e proponendo un manifesto elettorale con temi concreti, che vanno incontro agli interessi dei cittadini, utili a spostare una parte del consenso di quel che resta del ceto medio, da Forza Italia alla Lega (si pensi ad esempio all’eliminazione del limite di utilizzo del denaro contante, argomento da sempre caro a Berlusconi). Controllando ormai totalmente il suo partito Salvini potrà selezionare tutti i candidati al parlamento costruendo una squadra forte, capace e competente.

Toni dunque più sfumati, angoli smussati, fanno parte della tattica elettorale che Salvini intende seguire. Il gioco vale la candela? Lo diranno gli elettori, noi crediamo che valga la pena tentare.

di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 26 novembre 2017.