//Il Rosatellum e i dubbi non chiariti di incostituzionalità (Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX)

Il Rosatellum e i dubbi non chiariti di incostituzionalità (Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX)

Qui di seguito l’articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI pubblicato sul SecoloXIX di venerdì 27 ottobre 2017 (dalla prima pagina, in continuazione a pagina 5).

Titolo: “Il Rosatellum e i dubbi non chiariti di incostituzionalità

La legge elettorale denominata Rosatellum bis è stata approvata ieri in via definitiva anche dal Senato della Repubblica. Dopo che il Governo Gentiloni aveva posto la questione di fiducia alla Camera dei deputati, per scongiurare “sorprese” l’ha posta anche a Palazzo Madama. Alle prossime elezioni politiche andremo dunque a votare con il Rosatellum 2.0. Il ricorso alla fiducia non presenta di per sé profili di incostituzionalità, ma semmai di opportunità.

Profili di incostituzionalità sono invece rinvenibili in due aspetti della legge: 1) la mancata facoltà in capo all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati nei collegi plurinominali, i listini infatti sono bloccati, seppur con i nomi dei candidati espressamente indicati sulla scheda elettorale: 2) l’assenza di voto disgiunto. In ordine al primo motivo, cioè quello della mancanza delle preferenze, è opportuno richiamare la sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale, con la quale venne dichiarata l’incostituzionalità del “Porcellum” anche nella parte in cui non consentiva all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati. Sul punto, la successiva sentenza della Corte, quella sull’Italicum (la numero 35/2017), non ha dichiarato l’incostituzionalità dei capilista bloccati, nella misura in cui si attribuiva comunque all’elettore la facoltà di esprimere le preferenze, facoltà che l’Italicum consentiva.

Il punto nevralgico che può caratterizzare l’incostituzionalità della nuova legge elettorale è dato dall’assenza del voto disgiunto, che era invece garantito dal Mattarellum del 1993 per l’elezione della Camera dei deputati dove il cittadino – disponendo di due schede – poteva votare il candidato di una lista nel collegio uninominale e cambiare completamente voto per la quota proporzionale, arrivando anche a non esprimere alcun voto. Con il Rosatellum bis questa possibilità non c’è. L’elettore potrà infatti votare il candidato prescelto del collegio uninominale e contestualmente una sola lista tra quelle ad egli collegate per la quota proporzionale (collegi plurinominali), dove i nomi dei candidati saranno espressamente indicati sulla scheda elettorale. Non essendo ammesso il voto disgiunto, l’elettore che intenda votare solo il candidato del collegio uninominale troverà il suo voto automaticamente distribuito (pro-quota) in favore delle liste collegate nei collegi plurinominali, senza che abbia la facoltà di poter esprimere una scelta differente. E medesimo discorso vale anche nel caso opposto: qualora l’elettore esprima il proprio voto solo per la lista della quota proporzionale (collegi plurinominali), esso si estenderà automaticamente anche al candidato del collegio uninominale. Il Rosatellum bis si sarebbe potuto facilmente migliorare introducendo quantomeno il voto disgiunto, si è voluto invece, ancora una volta, fare una legge pensando agli eletti e non agli elettori.

Becchi e Palma sono autori dell’e-book“Come finisce una democrazia, i sistemi elettorali dal dopoguerra ad oggi”, Arianna editrice

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Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI sul SecoloXIX di venerdì 27 ottobre 2017 (dalla prima pagina, in continuazione a pagina 5).