//Altra tegola per l’UE: in Repubblica Ceca vincono i partiti anti-UE (di Giuseppe PALMA)

Altra tegola per l’UE: in Repubblica Ceca vincono i partiti anti-UE (di Giuseppe PALMA)

Tratto da quotidiano.net

Praga, 22 ottobre 2017 – I sentimenti anti-europei hanno prevalso alle elezioni legislative della Repubblica Ceca segnando il trionfo assoluto di Andrej Babis, il magnate populista leader del movimento Ano 2011 (Alleanza dei Cittadini Scontenti). Debacle per i socialdemocratici, che potrebbero uscire dal governo per l’opposizione, mentre vola al secondo posto il partito anti-islam ed euroscettico.

Babis, 63 anni, con problemi con la giustizia e ribattezzato ‘il Trump ceco’, ha infatti ottenuto il 30% (11 punti in più rispetto al 2013) dei voti. Messo alla porta dal governo uscente per le accuse di frode che lo hanno travolto mentre occupava il dicastero alle finanze, il controverso miliardario può adesso diventare premier. È contro i migranti islamici, contro l’adozione dell’euro, contro il diktat di Bruxelles (la Cechia è parte dei cosiddetti Paesi di Visegrad contro gli immigrati insieme a Slovacchia, Polonia ed Ungheria). Sentimenti che animano anche il capo di Stato, Milos Zeman, che più volte ha dichiarato di voler dargli la possibilità di formare il governo “anche se fosse stato in carcere”.

Alla Camera avrà 78 seggi su 200, cosa che lo obbligherà a formare una coalizione inedita. Operazione complicata in un’Assemblea con almeno 7 partiti. Come detto al secondo posto c’è la destra sempre euroscetica del Partito Democratico Civico (Ods) con l’11,3%, il cui leader Petr Fiala ha escluso accordi con Babis. Terzi i Pirati, che debuttano in Parlamento con il 10,8%. Quarta – ma per un’inezia – l’estrema destra islamofoba e antieruopeista dell’Spd dell’imprenditori di origini giapponesi Tomio Okamure al 10,7%. Quinti i comunisti – anti-Ue anche loro – al 7,8%, sesti i i super-sconfitti da questo voto, i social democratici (Csssd) al 7,3%, che esprimevano il premier uscente, Bohuslav Sobotka. Seguono gli attuali partner di coalizione del governo uscente con i social democratici, i cristiano democratici della KDU-CSL al 5,8%, anche loro punti dagli elettori.

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Insomma, ci risiamo. Fatta eccezione unicamente per le elezioni presidenziali in Francia (dove grazie a particolari meccanismi elettorali un 24% del primo turno è diventato il 67% del secondo turno), le elezioni in Repubblica Ceca confermano una forte avversione dei popoli europei nei confronti dell’Unione Europea. Lo avevamo già visto con la Brexit e con il referendum costituzionale italiano. Poi l’establishment europeista ha rialzato la testa con le elezioni politiche olandesi (dove il partito euroscettico è comunque arrivato secondo) e con quelle presidenziali francesi (dove tuttavia la candidata anti-euro al primo turno ha ottenuto solo un punto percentuale in meno rispetto al  candidato dei Rothschild). Ma successivamente è arrivata la doccia fredda tedesca (vittoria ridimensionata della Merkel, sconfitta storica per i social-democratici e trionfo per gli euroscettici dell’AfD) e l’incredibile virata a destra dell’Austria (con gli anti-euro come secondo partito).

Ed ora anche la Repubblica Ceca con i primi due partiti entrambi fortemente contrari all’UE e all’eventuale adesione ceca all’euro.

Ora tocca a noi. Uno schiaffone italiano all’establishment €urocratico potrebbe quantomeno fermare la soluzione finale progettata da Bruxelles e Francoforte, cioè la fine degli Stati nazionali. 

Avv. Giuseppe PALMA