//Ecco come il centro-destra vincerà le elezioni col #Rosatellumbis (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 15 ottobre 2017)

Ecco come il centro-destra vincerà le elezioni col #Rosatellumbis (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 15 ottobre 2017)

Qui di seguito l’articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI pubblicato su Libero di oggi, domenica 15 ottobre 2017:

Ecco l’unico modo con cui il centrodestra può governare da solo

Attenzione: il sottotitolo apparso sul quotidiano riporta un refuso, invertendo le percentuali. Il contenuto dell’articolo riporta invece le percentuali corrette. 

Nelle ultime settimane, sia in tv che sui giornali, impazza il toto-simulazioni in ordine agli eventuali esiti elettorali a seguito dell’approvazione del cosiddetto Rosatellum bis, la legge elettorale per poco più di un terzo maggioritaria con collegi uninominali e per poco meno di due terzi proporzionale con collegi plurinominali e listini bloccati, senza voto disgiunto. Dalla maggior parte di queste simulazioni emerge che nessuna lista o coalizione di liste raggiungerà la maggioranza assoluta dei seggi.

Noi la vediamo diversamente. Addentriamoci nei numeri e nella logica del sistema delineato dal Rosatellum bis limitando il nostro esempio alla sola elezione della Camera dei deputati. Perché il centro-destra ottenga la maggioranza assoluta dei seggi a Montecitorio occorre che Berlusconi, Salvini e alleati vincano in non meno del 60-62% dei collegi uninominali, cosa fattibile perché ciò non significa affatto ottenere il 60% dei voti, Commento significa soltanto vincere anche di un solo voto nei collegi uninominali col sistema first-past-the-post, essendo sufficiente la maggioranza relativa. Si consideri a tal proposito che il M5S – non alleandosi con nessun’altra lista – vincerà in pochissimi collegi uninominali, lasciando che la partita se la giochino centro-destra e centro-sinistra, con quest’ultimo favorito fosse solo per l’alto numero di liste facenti parte della coalizione. E nei collegi uninominali – ripetiamolo – è sufficiente un solo voto in più per vedersi attribuire il seggio, qualunque sia il risultato ottenuto in termini percentuali. Si mettano quindi da parte 140-144 seggi ottenuti dal centro-destra nella quota maggioritaria.

Spostandoci ora nei collegi plurinominali (quota proporzionale), che assegnano quasi 2/3 dei seggi, la situazione è molto più complessa ma cercheremo di rendervela il più semplice possibile. Il centro-destra unito, quantomeno nei sondaggi, è dato oggi al 36-38% circa dei consensi, ma ogni simulazione che si rispetti in ordine al Rosatellum bis non può non tenere conto di un aspetto fondamentale: l’assenza di voto disgiunto e l’automaticità dell’estensione pro-quota del voto espresso per il candidato del collegio uninominale alle liste collegate nei collegi plurinominali, oltre che l’obbligatorietà – qualora l’elettore intendesse esprimere anche il voto di lista – di votare nei collegi plurinominali per una lista collegata al candidato del collegio uninominale prescelto. Si tratta del cosiddetto effetto-traino dovuto proprio all’assenza del voto disgiunto, effetto che – in considerazione di una netta affermazione in termini di seggi da parte del centro-destra nei collegi uninominali secondo i numeri sopra riportati – condurrà la coalizione a raggiungere ragionevolmente non meno del 40-43% dei consensi, alias 154-166 seggi.

Considerando i numeri sinora riportati e facendo la media aritmetica, ecco che il centro-destra otterrebbe 302 seggi, ai quali vanno aggiunti i seggi dei deputati eletti nelle Circoscrizioni Estero più quelli che scaturiscono dalle liste presentatesi singolarmente, cioè non in coalizione, ma che non abbiano superato la soglia di sbarramento del 3% su base nazionale, i quali vanno attribuiti pro-quota (in misura maggiore a chi ha ottenuto più voti). Pur dando per sconfitto il centro-destra nelle Circoscrizioni Estero, questo dovrebbe ottenere non meno di 5 seggi su 12, più altri 9-15 dal recupero derivante dalle liste sotto il 3%, per un totale complessivo che oscilla all’interno della forbice 316-322 seggi.

Ovvio che con una maggioranza così risicata sarebbe difficile portare avanti la Legislatura per cinque anni, ma è altrettanto vero che – se il numero di seggi ottenuti non dovesse essere inferiore a 316 – per la formazione del nuovo governo non si potrà prescindere dalla coalizione che ha vinto le elezioni.

L’errore che è stato commesso nelle molteplici simulazioni pubblicate dai giornaloni è quello di applicare le percentuali di voti attribuite a ciascuna lista anche per la parte maggioritaria dei collegi uninominali, dove la logica è totalmente differente. Alle elezioni politiche del 1994 il Patto Segni-Patto per l’Italia si vide attribuire nei collegi uninominali appena 4 seggi pur ottenendo più del 15% dei voti su base nazionale. Stessa fine farà il M5S, che nei collegi uninominali potrebbe conquistare non più di una ventina di seggi. Con il Rosatellum bis, vista l’assenza del voto disgiunto, le simulazioni di questi giorni non hanno a parer nostro valutato a sufficienza quello che abbiamo definito effetto-traino dall’uninominale al plurinominale. La partita è certo tutta da giocare ma la coalizione di centro-destra sembra avere al momento le carte migliori per vincerla.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di domenica 15 ottobre 2017 (a pagina 3)