//La Legge Europea 2017 e il bavaglio al pensiero e alla scienza (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 14 ottobre 2017)

La Legge Europea 2017 e il bavaglio al pensiero e alla scienza (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero del 14 ottobre 2017)

Qui di seguito l’articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di sabato 14 ottobre 2017:

Vietare il negazionismo va contro la Costituzione e la libertà d’espressione

Il caso della cosiddetta Legge Europea 2017, approvata in Senato pochi giorni fa e che ora torna alla Camera dei deputati per l’ok definitivo, merita una riflessione ulteriore. Oltre a prevedere misure restrittive per la libera espressione del pensiero sul web – argomento di cui abbiamo già trattato su questo giornale– si occupa anche di punire la “minimizzazione” dell’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra.

Siamo certi che ogni persona di buon senso non si sognerebbe mai dimettere in discussione l’esistenza storica della Shoah o dei crimini di genocidio e di guerra, ma limitarne la ricerca scientifica attraverso misure restrittive che ne puniscano addirittura la minimizzazione, ci sembra troppo.

A dire il vero in Italia il cosiddetto reato di “negazionismo” esiste già, infatti lo scorso anno il Parlamento ha introdotto nell’ordinamento penale una serie di norme tra cui quella che punisce con una pena da due a sei anni di reclusione l’istigazione e l’incitamento fondate in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, contro l’umanità e di guerra, secondo la definizione contenuta nello statuto della Corte penale internazionale.

Ma la Legge Europea 2017 va ben oltre e il nostro Parlamento si adegua adottando misure che restringono non solo la libertà del pensiero ma anche la libertà della scienza, estendendo il campo di applicazione del reato di negazionismo alla fattispecie aleatoria della minimizzazione, la cui interpretazione è talmente vaga che potrà sfociare in abusi e in comportamenti censori sia da parte delle istituzioni che da parte della magistratura.

A tal proposito non è possibile non richiamare il primo comma dell’art. 33 della Costituzione, il quale sancisce che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. Ciò escluderebbe – quantomeno in teoria – la possibilità per un Tribunale della Repubblica di entrare nel merito delle tesi scientifiche sostenute in un libro, qualunque esse siano. In pratica però a fronte dell’introduzione del reato di negazionismo e dell’approvazione della Legge Europea 2017 che punisce la fattispecie aleatoria della “minimizzazione”, il giudice si troverebbe di fronte all’obbligo di applicare la legge, con la conseguenza che l’autore dell’ opera – anche se di natura scientifica – finisca nelle patrie galere. Il giornalista che minimizza con un suo articolo la portata storica della Shoah finirà in carcere senza poter invocare la libertà di pensiero, l’autore di un’opera scientifica anche, nonostante la tutela data del primo comma dell’art. 33 della Costituzione. Egli potrebbe solo sperare che il Tribunale, trovandosi di fronte a norme che sono in palese contrasto sia con l’art. 21 che con l’art. 33 della Costituzione, rimetta la questione di fronte alla Corte costituzionale che – al netto di sorprese – dovrebbe dichiararne l’incostituzionalità.

Questi gli aspetti giuridici, ma non va trascurato l’aspetto politico: pone il bavaglio al pensiero e alla libera ricerca scientifica è tipico delle dittature, di quelle tirannie che hanno tutto l’interesse a limitare la libertà del pensiero e della ricerca scientifica.

Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di sabato 14 ottobre 2017.