Legge elettorale: il Mattarellum capovolto quale ultima mossa disperata del PD (articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI su Libero di oggi)

Il Pd sa già di aver perso le elezioni politiche, dopo la batosta che si annuncia alle regionali siciliane. Ma non vuole finire all’opposizione. Per questo cerca tutte le soluzioni possibili per ingarbugliare l’esito del voto impedendo a chiunque, coalizioni comprese, di raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, tanto alla Camera che al Senato. Ci ha provato prima col rosatellum, poi col tedeschellum e infine ha paventato l’idea di andare a votare con le due leggi elettorali uscite dalla Corte costituzionale, senza alcune armonizzazione.

Quest’ultima soluzione è stata osteggiata da più parti, oltre che dal presidente della Repubblica che, da sempre, invita il Parlamento a legiferare in materia elettorale, omogeneizzando quanto meno le due leggi uscite dalla Consulta. Ma niente da fare. Ed ecco che arriva un altro bel fungo avvelenato, sempre raccolto dal Pd, che propone l’idea di un Mattarellum «capovolto» (o rosatellum corretto), cioè con il 37% dei seggi da attribuirsi col sistema maggioritario secco a turno unico, all’inglese, e ben il 63% col sistema proporzionale a listini bloccati, cioè senza preferenze e senza voto disgiunto ma coni nomi dei candidati espressamente indicati sulla scheda elettorale. Con la novità che la soglia di sbarramento sarebbe del 3% e non del 5%, tanto per accontentare Alfano e cespuglietti centristi vari.

Insieme al fatto che i seggi da attribuirsi con l’uninominale saranno appena poco più di un terzo, sarà proprio la bassa soglia di sbarramento prevista per la quota proporzionale che renderà impossibile, in un sistema tripolare, raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi a nessuno dei contendenti. E ciò creerà quel caos post-elettorale a cui Renzi mira e che rimetterà in gioco il Pd, anche da sconfitto. Bisognerebbe avere il coraggio di bloccare sul nascere questa follia. Se proprio si vuole il Mattarellum si faccia «rivivere» la vecchia legge elettorale, nel caso con qualche ritocco, e si vada a votare con quella. Nessuno solleverà la questione della incostituzionalità di una legge fatta dall’attuale presidente della Repubblica.

Questa storia infinita della legge elettorale dimostra comunque solo una cosa: Renzi con la sconfitta al referendum ha perso la sua battaglia politica e ora sta soltanto cercando di vendere cara la pelle.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA su Libero di oggi, 20 settembre 2017 (a pagina 5)

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