//Il primo #11settembre: il golpe cileno (di Ilaria Bifarini)

Il primo #11settembre: il golpe cileno (di Ilaria Bifarini)

Come da sedici anni a questa parte, oggi, 11 settembre 2017, commemoriamo tutti le innocenti vittime della sciagura delle Torri Gemelle, che, inutile ricordarlo, ha cambiato la vita dei cittadini di tutto il mondo, sprofondandoli in uno stato di terrore perenne, con cui si sta instaurando progressivamente una macabra convivenza.

Ma qui vogliamo ricordare un altro anniversario, quello designato dal filosofo Noam Chomsky come “il primo 11 settembre”: il sanguinoso golpe di Pinochet in Cile, avvenuto nel 1973.

Attraverso un colpo di Stato architettato dagli USA per mano della CIA, come verrà confermato da documenti successivamente desegretati, venne destituito il presidente democraticamente eletto Salvador Allende e fu instaurata una delle dittature più cruente delle storia.

Durante il governo di stampo socialista di Allende il Cile aveva avviato una serie di riforme, dal carattere pacifico e volte all’egualitarismo. Era stato promosso un programma di nazionalizzazione delle più importanti imprese private, delle banche e delle compagnie assicurative ed erano state realizzate politiche sociali a tutela delle fasce deboli, dalla distribuzione di pasti gratuiti ai più poveri all’aumento dei salari. Era stato inoltre potenziato un programma di scolarizzazione per combattere l’analfabetismo, rafforzato il sistema sanitario pubblico e incoraggiata la partecipazione alle attività sociale.

Forse non il governo più illuminato della storia democratica, ma di certo si trattava di una politica socialista volta a ridurre fortemente il livello di disuguaglianza della popolazione.

Le politiche egalitarie del presidente cileno, oltre a scontentare le classi più agiate che videro venir meno i propri privilegi a favore della redistribuzione, non potevano essere ben viste dagli USA, culla delle politiche neoliberiste e impegnati a consolidare il proprio disegno di dominio globale.

La presidenza Nixon, attraverso la CIA, iniziò a profondere ingenti somme di denaro con lo scopo di attuare un piano di destabilizzazione del governo cileno, dall’attuazione di forme di embargo alla sovvenzione dei moti di protesta interni. Una volta che la situazione divenne turbolenta venne escogitato il colpo di Stato da parte del generale Pinochet, ex collaboratore di Allende, che inflisse il colpo letale al governo, mentre lo stesso presidente sembra che si sia suicidato durante il golpe.

Iniziò un lungo periodo di dittatura, durato diciassette anni; un bagno di sangue per il popolo cileno: torture, fucilazioni, oltre centomila prigionieri tra i dissidenti, migliaia di esiliati.

Il numero ufficiale delle vittime di Pinochet non fu mai ufficiale, ma per la prima volta venne introdotto nel linguaggio comune il termine “desaparacidos”, a indicare la quantità esorbitante di cittadini non rinvenuti.

In questo contesto di terrore e repressione venne nominato come consigliere economico di Pinochet l’economista più pericoloso della storia, paragonabile per entità dei crimini allo stesso dittatore cileno: Milton Friedman in persona.

Secondo la dottrina di cui il padre del neoliberismo è fondatore, soltanto una crisi, reale o percepita, produce vero cambiamento”. Quale shock migliore di quello del sanguinoso golpe cileno per introdurre il cambiamento di politica economica secondo i diktat neoliberisti di cui gli USA sono portatori, quali sedicente strumento di progresso e sviluppo?

Così, in tempi rapidissimi, furono annullati tutti i meccanismi di tutele sociali introdotti da Allende, vennero di nuovo privatizzate le società pubbliche e fatti enormi tagli alla spesa sociale. In piena adesione al dogma neoliberista di rimuovere ogni ostacolo al libero mercato e di procedere allo smantellamento dello Stato sociale si realizzò un programma di deregolamentazione e di liberalizzazione volto a rimuovere ogni forma di protezionismo e tutela nazionale.

Il mentore della Scuola di Chicago ne fu così entusiasta da parlare di “miracolo del Cile”. In realtà la ripresa economica cilena non fu così acclarata né tantomeno duratura: molte piccole imprese fallirono e si ripresentò il problema della disuguaglianza e della disoccupazione, aggravati dall’inflazione durante il periodo dello shock petrolifero.

Se complessivamente si registrò un miglioramento del benessere del Paese durante la lunga dittatura di Pinochet questo fu dovuto alla reintroduzione nella fase finale del suo mandato di misure di stampo keynesiano, oltre che alla ripresa dell’economia mondiale.

La shock terapia di M. Friedman – di cui il Cile è solo uno, sebbene tra i più clamorosi, degli esempi – continua a essere applicata in tutto il mondo, nei Paesi poveri in via di sviluppo ma anche in quelli a economia avanzata come il nostro, facendo leva su una crisi percepita” più che “reale”. Le armi sono cambiate, e anche le forme di golpe, ma i cambiamenti economici introdotti sono gli stessi e l’entità delle vittime nel lungo periodo non è certo minore.

ILARIA BIFARINI