//Perché la democrazia è morta. E per mano di chi (di GiuseppePALMA)

Perché la democrazia è morta. E per mano di chi (di GiuseppePALMA)

Gli equilibri istituzionali di un regime democratico e il rapporto popolo-Istituzioni sono due delle cose più delicate al mondo.

Questi equilibri in Italia sono crollati. E il rapporto popolo-Istituzioni presenta crepe irreversibili. Vi spiego il perché.

Con sentenza n. 1/2014 la Corte costituzionale dichiarò l’incostituzionalità della legge elettorale denominata porcellum (cioè della legge n. 270/2005) sia nella parte in cui questa non prevedeva la facoltà in capo all’elettore di esprimere le preferenze per i candidati, sia nella parte in cui non era prevista una soglia minima di voti oltre la quale avrebbe potuto trovare applicazione il premio di maggioranza.

La XVIIesima Legislatura (cioè quella ancora in corso) si è dunque formata – al pari delle due precedenti – attraverso meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali. Anche la Suprema Corte di cassazione, con sentenza n. 8878/2014, ha confermato la grave alterazione del principio di rappresentanza democratica.

Ma entriamo nel dettaglio.

La Corte costituzionale, nel dichiarare l’incostituzionalità del porcellum, ha precisato che le Camere – essendo organi indefettibili – non possono non legiferare, anche se costituitesi in frode alla Costituzione.

E fin qui nulla di sconvolgente, tanto più che non spetta di certo alla Corte costituzionale decidere se e quando sciogliere le Camere.

Il problema, oltre ad essere giuridico, è soprattutto politico: il Presidente della Repubblica di allora, Giorgio Napolitano, avrebbe dovuto mostrare maggiore sensibilità costituzionale ed invitare il Parlamento ad approvare quanto prima una legge elettorale che fosse conforme alla Costituzione in modo tale da chiamare il Paese alle urne in tempi ragionevoli, cosa che non ha fatto. Nè lui nè il suo successore Sergio Mattarella. Anzi, nel caso di Napolitano, questo sollecito’ addirittura le Camere ad andare avanti con le riforme, che in quel periodo erano la riforma del mercato del lavoro e la revisione costituzionale.

Dal gennaio 2014 ad oggi sono trascorsi quasi quattro anni e il Parlamento ha infatti continuato a legiferare come se nulla fosse successo: jobs act, Italicum, riforma costituzionale e quant’altro. Ed ora si accinge ad approvare lo Ius Soli e a ratificare il Ceta!

Ma può il Parlamento continuare a legiferare come se nulla fosse accaduto? La sentenza n. 1/2014 della Consulta porta ad esempio il regime della prorogatio, cioè quel particolare istituto che si applica a Camere ormai sciolte. Ma cosa possono fare le Camere in regime di prorogatio? Ed ecco che ci viene in soccorso uno dei più autorevoli Padri Costituenti, Costantino Mortati, il quale – come si legge dai verbali dei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente – riteneva che in regime di prorogatio si potessero adottare solo atti urgenti e non rinviabili. Ma il Parlamento, frodando sia la Costituzione che le intenzioni dei Padri Costituenti, ha continuato a legiferare come se nulla fosse successo, auto-proteggendosi ed auto-proclamandosi legittimo.

Ma v’è di più: chi oggi legifera ed esprime la fiducia al Governo è quella maggioranza parlamentare divenuta tale per effetto di un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale (nei termini di cui sopra). Un partito che con appena il 25% dei consensi ha oggi circa quattrocento parlamentari, si permette di smantellare la Costituzione impedendo al popolo di esprimersi in regolari elezioni democratiche.

Orwell scriveva: “il partito è democratico“.

Ciò premesso, questo Parlamento di abusivi – che ha legiferato praticamente su tutto – non ha ancora adottato una legge elettorale per ridare finalmente la parola al popolo italiano in ossequio al principio inderogabile che “la sovranità appartiene al popolo” (art. 1 Cost).

Del resto si sa: la sinistra €urista deve portare a compimento lo smantellamento dei diritti fondamentali a vantaggio e ad esclusiva tutela del capitale internazionale. Quindi, potendo la sovranità popolare sconvolgere i piani dei traditori della Patria, questi ritardano il più possibile il voto cercando di convenire su una legge elettorale che impedisca agli altri di avere la maggioranza in Parlamento.

Nel 2012/2013 un tale di nome Pier Ferdinando Casini usava dire che dopo Monti può esserci solo Monti. Ovviamente non intendeva fisicamente il personaggio, bensì l’agenda di governo: austerità, rigore e smantellamento delle principali garanzie costituzionali. Così è stato e molto probabilmente così sarà. E i nuovi meccanismi elettorali saranno studiati perché al governo si continui con l’agenda Monti, cioè con quegli atti criminali imposti da Bruxelles e Francoforte.

Avv. Giuseppe PALMA