//Maledire l’euro è un dovere di tutti i veri italiani. Con i mini-bot si può! (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI in prima pagina su Libero di oggi)

Maledire l’euro è un dovere di tutti i veri italiani. Con i mini-bot si può! (di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI in prima pagina su Libero di oggi)

Proponiamo qui di seguito l’articolo di Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI in prima pagina su Libero di oggi: “Maledire l’euro è un dovere di tutti gli italiani. Un minibot da pochi euro per non finire come la Grecia“:

Che l’idea dei minibot sia, sotto il profilo economico, una buona strategia, è stato ammesso nell’attuale dibattito da molti. Da questo punto di vista c’è da dire solo una cosa: l’idea, economicamente, regge. Quello su cui invece occorre riflettere è se essi siano compatibili con i Trattati europei. Partiamo dunque dalle fonti normative per chiarire un aspetto che sinora è rimasto nell’ombra e che invece è di decisiva importanza.

L’art. 128 del Tfue  – Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea – prescrive che «la Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione […]. Le banco-note emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione». In parallelo, l’art. 127 del Tfue prescrive che tra i compiti fondamentali da assolvere tramite il Sebc (Sistema europeo delle Banche centrali) v’è quello di definire e attuare la politica monetaria dell’Unione, quindi di promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.

È chiaro, dunque, che nessuno Stato dell’Eurozona possa coniare una propria moneta avente corso legale nell’Unione. Ciò, ovviamente, vale solo se si vogliono rispettare le regole, e quindi i Trattati europei. Niente impedisce di ridiscuterli, se si ha il peso politico per farlo. Ma ora vogliamo richiamare l’attenzione su un altro punto. Negli ultimi giorni si è scatenata un’accesa discussione a seguito della bocciatura da parte della Commissione europea della proposta della cosiddetta doppia moneta, così come avanzata da Silvio Berlusconi.

DOPPIA MONETA

L’emissione di una seconda moneta, anche nei termini spiegati dal Cavaliere, violerebbe in effetti l’art. 128 Tfue. A scatenare il putiferio, al quale è seguita la precisazione della Commissione, è stata come noto la risposta che il Cavaliere ha fornito alle domande postegli da Paolo Becchi e Fabio Dragoni su questo giornale. Però proprio in quella occasione Berlusconi non si era dimostrato contrario all’uso dei cosiddetti minibot proposti da Claudio Borghi, responsabile economico nazionale di Lega Nord. E attenzione, la Commissione europea su questo ha taciuto. Se da un lato ha dichiarato che la proposta di Berlusconi è incompatibile con i Trattati, dall’altro non si è espressa sui minibot. I minibot infatti non sono formalmente una moneta, bensì Titoli di Stato.

Funzionerebbero nella sostanza come una moneta, ma formalmente non lo sono. Allo scopo di non trovarsi spiazzati come successo in Grecia nel 2015 con milioni di greci in fila agli sportelli, è necessario avere in circolazione un quantitativo monetario pressappoco equivalente a quello già in circolo oggi (poco meno di 100 miliardi), e solo dopo attivarsi per uscire dall’euro, per evitare di correre il pericolo che la Bce chiuda i rubinetti come fece appunto in Grecia. I minibot – ricordiamolo ancora una volta – sono Titoli di Stato di piccolo taglio (ad esempio da 5, 10, 20 e 50 euro), espressi in euro, emessi dallo Stato italiano – quindi dal Tesoro e regolati da giurisdizione nazionale – senza scadenza, senza interessi e di valore equivalente alla relativa banconota in euro (un minibot da 50 euro avrà lo stesso valore della banconota da 50 euro, senza svalutazione e senza la possibilità di cambiare il minibot con una somma di valore differente). In pratica funzionerebbe così: lo Stato pagherebbe in minibot i 70 miliardi di euro di debiti che la PA ha con cittadini e imprese (si pensi ad esempio ai rimborsi Iva o ai risarcimenti ai risparmiatori e così via). Ovvio che, perché questo avvenga, cittadini e imprese dovranno accettare i minibot a saldo del loro credito. E non v’è ragione di temere che ciò non avvenga perché il rischio è che, col vincolo del pareggio di bilancio, cittadini e imprese non vedano mai più un euro dei loro crediti verso la PA. I minibot, a quel punto, sarebbero utilizzabili per pagare le tasse e per pagare i servizi pubblici, come ad esempio i biglietti ferroviari e quant’altro. Infine – una volta in circolo e se accettati – i minibot sarebbero utilizzati anche per i consumi (fare la spesa, tanto per intenderci). Ma è proprio a questo punto che la questione si complica.

Avranno i minibot corso forzoso? Cioè il panettiere o il supermercato saranno giuridicamente obbligati ad accettarli quale mezzo di pagamento in parallelo alle banconote?

NESSUN RICATTO

Ecco il punto che merita di essere chiarito: l’adesione dovrà avvenire su base volontaria, anche perché il corso forzoso – questo sì – sarebbe in contrasto con gli artt. 127 e 128 del Tfue.

Una volta che i minibot saranno in circolo e verranno accettati da molti come mezzo di pagamento, è ovvio che quasi 100 miliardi di minibot in circolazione renderebbero la Bce e le altre Istituzioni europee meno arroganti e con minori possibilità di ricatto. E sull’accettazione volontaria dei minibot da parte dei soggetti economici non abbiamo dubbi: se vi sono tre supermercati ed uno solo accetta i minibot come mezzo di pagamento mentre gli altri due no, tutti correranno a fare la spesa in quell’unico supermercato che li accetta, e allora anche gli altri due dovranno adeguarsi (altrimenti si troverebbero costretti, in breve tempo, a chiudere la saracinesca). Del resto, oggi tutti accettano – lo si prenda solo come esempio – i ticket restaurant come mezzo di pagamento. Per quale motivo non dovrebbero essere accettati dei Titoli di Stato emessi dal Tesoro? Una volta che i minibot saranno in circolazione, in caso di uscita dall’euro verrebbero successivamente convertiti per il loro intero ammontare in nuova moneta nazionale, senza alcuna corsa agli sportelli e senza che il popolo sia terrorizzato dal rimanere senza soldi in tasca o sul conto corrente. Il minibot, insomma, consente di aggirare l’ostacolo dei Trattati raggiungendo l’obiettivo dell’uscita dall’euro, travestendo formalmente in Titolo di Stato quella che è sostanzialmente una moneta. E, insomma, una sorta di cavallo di troia che ci consentirà di espugnare l’euro.

Berlusconi, rispondendo a Becchi e Dragoni, ha aperto sul ripristino parziale della sovranità monetaria, condividendo altresì la proposta dei minibot. Ora la palla passa a Salvini, al quale non resterebbe che tirare un rigore a porta vuota, per creare una coalizione di governo con lo scopo di uscire dall’euro in modo indolore. Molti si chiedono cosa aspetti a farlo.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA (sul quotidiano Libero di oggi, 31 agosto 2017, in prima pagina con continuazione a pag. 17)

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