//Legge Fiano: un caso di coscienza al limite della decenza (di Vetullio MUSSOLINI)

Legge Fiano: un caso di coscienza al limite della decenza (di Vetullio MUSSOLINI)

Di fronte ad una situazione economica ed occupazionale ai limiti della sopravvivenza e al cospetto dell’incontrollata invasione migratoria degli ultimi anni, a cosa pensa il Partito Democratico? Ad introdurre all’interno del codice penale una norma che punisce chiunque propagandi, con qualsiasi mezzo, l’ideologia fascista e nazionalsocialista.

Questo il testo dell’art. 293 bis del codice penale proposto dal relatore Emanuele Fiano del PD(Propaganda del regime fascista e nazifascista) “Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici
”.

Ho alle spalle ben quarantadue anni di professione forense, quindi, leggendo la norma, ho pensato che siamo al limite della decenza democratica, se non già in una situazione di anti-democrazia conclamata.

Trattasi infatti non solo di reato di opinione contrario al senso e al significato profondo della nostra Costituzione, ma anche – e soprattutto – di problema culturale.

Dopo settantadue anni dalla morte di Benito Mussolini, e quindi dalla fine del fascismo, si ritiene finanche necessario invocare l’approvazione di una legge dello Stato per cancellare non solo un periodo morto e sepolto, ma addirittura la Storia del nostro Paese.

Il pensiero o l’ideologia fascista appartengono alla Storia, e, in quanto tali, non possono essere cancellati attraverso una norma del codice penale. Chi mai in Francia si sognerebbe di cancellare il bonapartismo? Eppure Napoleone ha sulla coscienza quasi tre milioni di morti. Mussolini, tra la guerra e il successivo periodo dell’occupazione tedesca, può essere accusato di non più di trecentomila morti.

Benito Mussolini era cugino di mio padre, Tullio Mussolini. In pratica mio nonno (il papà di mio padre) era fratello del papà del Duce. In casa ho migliaia di cimeli: dagli occhiali originali di Benito Mussolini ai quadri di Romano, dai telegrammi che il Duce indirizzava a mia madre ai ricordi di famiglia di Donna Rachele e Vittorio. Che faccio? Brucio tutto? Dovrò affrontare un processo penale perché uno Stato privo di cultura e di senso democratico intende dimostrare a se stesso, nonostante si sia auto-smantellato, che esiste ancora?

Non credo proprio che simboli, gadget , bandiere, fotografie o bottiglie di vino con l’immagine di Mussolini costituiscano un crimine a tal punto da preoccupare uno Stato democratico che sia fondato su basi solide. Mi pare ovvio che se uno Stato che vuole difendersi dal fascismo (che non c’è più) si fonda esso stesso su presupposti democratici di facciata e non su contenuti culturali di spessore, ovvero su una classe politica che non risponde più al popolo ma ai mercati finanziari e alle multinazionali, non solo avverte la necessità di approvare leggi liberticide, ma si serve addirittura di uomini di basso livello culturale nati sotto il segno dell’ambiguità e di Giano bifronte.

Avv. Vetullio MUSSOLINI