Europa federale? Lettera aperta a Papa Francesco (di Giuseppe Palma)

Santità,

ho letto con enorme stupore che, nell’intervista che avete rilasciato ad Eugenio Scalfari su Repubblica, avreste detto sull’Europa: “O diventa una comunità federale oppure con conterà più nulla nel mondo”.

Se mi consentite Santità, da umile e indegno cristiano quale sono, vorrei portare alla Vostra attenzione alcuni aspetti criminali di questa Europa.

Questa è l’Europa dell’euro, la moneta unica europea che, essendo un accordo di cambi fissi, impone agli Stati che l’hanno adottata e che vogliano essere competitivi, non potendo più intervenire sul cambio, di intervenire sul lavoro, cioè riducendo i salari e comprimendo le garanzie costituzionali, contrattuali e di legge in favore del lavoratore. E, citando Karl Marx, il capitale ha bisogno di un vero e proprio “esercito industriale di riserva” che crei una guerra tra poveri allo scopo di comprimere salari e tutele in favore del lavoratore.

Ma non è solo questo il punto.

L’Europa, a mio modesto parere, non può essere confusa con l’Unione Europea, una struttura sovranazionale verticistica ed anti-democratica che persegue finalità del tutto differenti rispetto a quelle scolpite con il sangue all’interno della maggior parte delle Costituzioni nazionali degli Stati membri.

Sempre a proposito dell’euro vorrei condurre la Vostra attenzione sulle seguenti argomentazioni: pur essendo una moneta fiat, cioè creata dal nulla dalla BCE (e più precisamente dalle banche centrali di ciascuno Stato appartenenti al SEBC), non è destinata ai Governi, bensì alle riserve dei mercati dei capitali privati (es. banche private e assicurazioni). Ciascuno Stato dell’eurozona – avendo perso sovranità monetaria – è quindi costretto ad andarsi a cercare la moneta. E può farlo principalmente in tre modi: a) chiedendola in prestito ai mercati dei capitali privati che applicano tassi di interesse commisurati all’affidabilità finanziaria di ciascuno Stato a poterla “restituire” (quindi lo Stato è costretto ad effettuare tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili come sanità, pensioni e istruzione); b) estorcendola a cittadini e imprese attraverso l’aumento delle tasse, l’inasprimento dei sistemi di accertamento fiscale e – anche qui – effettuando tagli selvaggi alla spesa pubblica; c) attraverso investimenti stranieri e quindi attraendo capitali esteri, ma, come Voi potrete immaginare, chi detiene e investe il capitale non vuole fare i conti con i cosiddetti “irritanti commerciali”, cioè con quelle tutele costituzionali a garanzia soprattutto del lavoro e della salute, costringendo ciascuno Stato a smantellare se stesso.

Ciò detto, Santo Padre, quale Europa federale vorreste che si costituisse? Quella del Fiscal Compact, che impone zero spesa a deficit incidendo negativamente sul diritto costituzionalmente garantito della piena occupazione? O quella che impone addirittura l’avanzo primario? O quella che persegue le finalità di progresso sociale e piena occupazione all’interno della cornice capestro rappresentata dalla stabilità dei prezzi e da un’economia sociale di mercato fortemente competitiva? Dove, come ho già evidenziato, il peso della competitività – non essendo più possibile scaricarlo sulla moneta – lo si scarica sul lavoro!

Ma v’è di più, Eccellentissimo Padre.

Le “cessioni di sovranità nazionale” poste in essere dalla nostra classe politica negli ultimi decenni non sono affatto conformi alle intenzioni dei Padri Costituenti, i quali, se si leggono i verbali dei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente – che costituiscono fonte autentica di interpretazione della nostra Costituzione -, vietavano le cessioni di sovranità consentendo soltanto circoscritte “limitazioni” verso un ordinamento sovranazionale che garantisse la pace e la giustizia fra le Nazioni in condizioni di parità con gli altri Stati, riferendosi esclusivamente all’ONU. Non è di certo l’Unione Europea che garantisce pace e giustizia fra le Nazioni, e questo lo si vede tutti i giorni: Grecia e Italia docet!

Continuerò a lottare attraverso la cultura e la libera divulgazione, Eccellentissimo Padre, perché mia figlia – sulla quale umilmente Vi chiedo di voler pregare – non cresca e non viva in questa Unione Europea, struttura del tutto differente dall’idea nobile di Europa degli Stati liberi e sovrani in grado di non farsi la guerra ma di cooperare pacificamente tra di loro.

E nell’Unione Europea, come previsto dai suoi stessi Trattati istitutivi, la regola principe è proprio la competizione selvaggia. Con l’euro quale strumento di governo!

Vogliate perdonarmi Santità se, con questa lettera, ho osato troppo.

Sempre Vostro umilissimo servitore.

Giuseppe PALMA

 

 

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