Arriva il CETA, tutti zitti: ecco cosa rischiamo (Giuseppe PALMA su “La Verità” di oggi)

Un mio articolo sul CETA pubblicato su “La Verità” di oggi (23 giugno 2017), il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro.

Per consultare l’articolo si consiglia di scaricare l’immagine e ingrandirla, oppure leggerlo come di seguito riportato:

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TESTO DELL’ARTICOLO:

“Arriva il Ceta, tutti zitti: ecco cosa rischiamo” di Giuseppe Palma su “La Verità”, 23/06/2017

“Nel silenzio generale, alla commissione Esteri del Senato è arrivato il ddl per la ratifica del trattato di libero scambio Ue-Canada denominato Ceta: dopo un rinvio, ci tornerà per una nuova discussione martedì prossimo. Come già accaduto per la ratifica del trattato di Lisbona e per il Fiscal compact, tali procedure avvengono sempre tra giugno e agosto, cioè quando gli italiani sono impegnati in accese discussioni di calcio-mercato. Ma cosa prevede il Ceta? Nella sostanza, è un accordo di libero scambio tra Ue e Canada che consente alle multinazionali delle rispettive aree (e molte industrie americane hanno sede legale in Canada) di esportare e vendere prodotti senza intralci né nelle legislazioni nazionali né nei diritti fondamentali sanciti dalle Costituzioni degli Stati, come ad esempio il diritto al lavoro, alla giusta retribuzione, al giorno di riposo settimanale, all’orario di lavoro, alla retribuzione minima e così via. Ma c’è di più. Il Ceta introduce anche un sistema di giustizia privata, il cosiddetto Isds (Investor-state dispute settlement), cioè una forma di risoluzione privata delle controversie tra investitore e Stato. Attraverso questo sistema le multinazionali potranno adire organismi di giustizia privata sovranazionali al fine di redimere le controversie con quegli Stati che intendessero rispettare le proprie disposizioni a tutela – ad esempio – della salute e del lavoro. Il Ceta, già approvato dal Parlamento europeo pochi mesi fa, dovrà essere ora ratificato da ciascuno Stato membro a seconda delle procedure costituzionali. In cambio chissà di quale incarico o beneficio (magari successivo all’attività politica), quanti parlamentari consentiranno a un trattato non certo privo di rischi e incognite? E chi si permetterà di alzare la voce non troverà nello Stato un amico a difesa dei diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali. Nel frattempo, l’informazione sonnecchia. Del Ceta, infatti, nessuno sa praticamente nulla. Con questo trattato non è eccessivo affermare che gli stati sono definitivamente morti. I burocrati di Bruxelles continuano la loro opera distruttiva nei confronti delle Costituzioni nazionali, quindi della libertà, dei diritti fondamentali e della democrazia. E i nostri parlamentari danno spesso l’impressione di eseguire acriticamente un andazzo internazionale che si presume ineluttabile e intrinsecamente giusto. La situazione appare davvero drammatica per la stessa democrazia: un Parlamento eletto con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali, in grave e palese alterazione dei principi di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sentenza n.1/2014; Corte di Cassazione, sentenza n. 8878/2014), sembra continuare indisturbato la sua opera potenzialmente distruttiva della Costituzione. Ius soli e Ceta sono gli ultimi colpi di coda di un Parlamento privo di legittimazione. In nome di chi o di cosa agiscono tanti nostri parlamentari? Di certo né in nome del popolo né in nome della Costituzione”.

Giuseppe PALMA

 

Un pensiero su “Arriva il CETA, tutti zitti: ecco cosa rischiamo (Giuseppe PALMA su “La Verità” di oggi)

  1. Non è del tutto vero che nessuno ne sa nulla . I contadini delle Puglie hanno già tentato di protestare contro arrivi via mare di enormi quantità di cereali dal Canada (prove tecniche di CETA?), in grado di danneggiare i mercati locali (prezzi inferiori dei prodotti) con apporto di prodotti di qualità scadente rispetto alle coltivazioni locali, senza poter escludere si tratti di produzioni OGM, che, pur vietate, per legge, entrerebbero in commercio in Italia e sulla mensa degli Italiani.

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