La Grecia è ridotta ad una colonia in stato di assedio. Grazie all’€uro e all’UE (di Giuseppe PALMA)

Dopo aver vergognosamente tradito il suo popolo, disattendendo l’esito elettorale del referendum del 5 luglio 2015 (con il quale oltre il 60% degli elettori greci respingevano ulteriori misure di austerità), il premier greco Alexis Tsipras firmava con le Istituzioni creditrici (UE, BCE e FMI) un accordo capestro che nemmeno un Paese sconfitto in guerra avrebbe mai sottoscritto.

Oggi, trascorsi circa due anni da quel referendum, la Grecia è ormai terra di conquista. L’economia greca è nuovamente in recessione e le misure imposte dai creditori (che ripeto sono UE, BCE e FMI) hanno determinato un consistente taglio dei salari e delle pensioni, oltre che l’abbassamento – di oltre il 50% – della soglia di no tax area.

Del resto, i prestiti dei creditori alla Grecia non sono mirati a migliorare l’economia reale, bensì a dare al Governo greco la possibilità di ripagare i debiti con le stesse Istituzioni creditrici, le quali, perché prestassero il denaro, hanno chiesto – e imposto – misure capestro capaci di uccidere chiunque!

Questo, del resto, è il sistema euro!

  • la disoccupazione ha ormai raggiunto livelli bellici (oltre il 23%, con una disoccupazione giovanile che supera il 45%);
  • il PIL ha registrato – dall’inizio della crisi – una contrazione di circa il 25%;
  • le attività commerciali chiuse ormai non si contano più;
  • le pensioni, in alcuni casi, sono state ridotte di oltre il 50%;
  • la situazione nella sanità pubblica è letteralmente allo stremo, con fuga quotidiana dei medici (ai quali il radical-chic Tsipras ha rivolto un appello a non lasciare il Paese).

A tal proposito è proprio di oggi l’articolo apparso su La Stampa, a firma di Niccolò Zancan, che racconta la storia di un pensionato greco: “Dopo «appena» cinquantacinque anni di lavoro e contributi versati, il guidatore di pullman, tassista e poi benzinaio Vladimiro Vogiannidis si era ritirato con 1450 euro di pensione e l’idea di godersi finalmente la vita. Oggi, nel settimo anno della crisi greca, la sua pensione è scesa a 660 euro al mese. La notizia è che il nuovo accordo con Bruxelles, votato dal Parlamento la scorsa settimana, prevede per lui un nuovo sacrificio. Perché se il limite per non pagare le tasse era fissato a 12 mila euro all’anno, poi è stato portato a 8.636, ma presto precipiterà a 5.685. Quindi lo riguarda. Ecco perché il pensionato Vogiannidis non manca mai di gridare la sua rabbia alle manifestazioni in piazza Syntagma. «Quando ti viene portato via quello che è tuo per diritto siamo di fronte a una dittatura. Trovatemi voi un altro nome per definire quello che sta succedendo»” (Fonte: http://www.lastampa.it/2017/05/24/esteri/grecia-la-rabbia-dopo-la-protesta-dov-la-rinascita-NaqxOxeKgFUQqxZmK9fCCM/pagina.html).

Ricordo ancora quando Tsipras diceva che un’altra Europa è possibile!

La patria della democrazia è ormai sventrata! Grazie euro! Grazie Unione Europea! In Grecia è morta non solo la democrazia (nella sua accezione sostanziale), ma sono morte anche dignità, libertà e umanità! In Grecia è morta l’Europa!

Giuseppe PALMA

 

 

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