La Legge n. 400/1988 vieterebbe l’uscita dall’euro attraverso lo strumento del decreto legge? Assolutamente NO! (di Giuseppe PALMA)

Ho già scritto, sia su questo blog che sui quotidiani nazionali, che l’uscita dell’Italia dall’euro potrebbe avvenire attraverso lo strumento del decreto legge di cui all’art. 77 della Costituzione, da convertirsi in legge secondo termini e modalità previsti dal dettato costituzionale.

Chi volesse approfondire l’argomento potrà leggere questi miei articoli:

§§§

Ciò premesso, un docente universitario di diritto costituzionale mi ha contestato la circostanza secondo la quale la Legge n. 400/1988 vieterebbe la soluzione del decreto legge circa l’eventuale uscita dell’Italia dall’euro.

Trattasi – a mio parere – di una contestazione infondata in punto di diritto, e spiego il perché:

  1. l’art. 15 della Legge n. 400/1988 prescrive (tra gli altri limiti) che il Governo non possa – mediante decreto legge – provvedere nelle materie indicate dall’art. 72, comma quarto, della Costituzione, vale a dire: “La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi”;
  2. Bene. Tale professore mi contestava il fatto che, in materia di autorizzazione alla ratifica dei Trattati internazionali, non solo è prevista – per via costituzionale – la procedura normale di esame e di approvazione da parte delle Camere, ma che l’autorizzazione alla ratifica non possa avvenire – anche per espressa previsione dell’art. 15 della Legge n. 400/1988 – attraverso lo strumento del decreto legge;
  3. E fin qui tutto giusto, infatti non v’è nulla di nuovo. Non c’era tuttavia bisogno che me lo dicesse lui. Ma tale illustre accademico estendeva arbitrariamente l’applicabilità della disposizione di cui all’art. 15 della Legge n. 400/1988 anche all’ipotesi di uscita dall’Unione Monetaria, essendo stata la moneta unica europea introdotta con una previsione inserita nel Trattato di Maastricht;
  4. E qui il professore sbaglia. E’ certamente vero che il Trattato di Maastricht prevedeva – in tre distinte fasi – l’adozione della moneta unica europea, ma è altrettanto vero che l’euro, come sostenuto dal ben più illustre prof. Giuseppe Guarino (il quale gode – dal punto di vista accademico – di una qualche credibilità in più rispetto al nostro personaggio), fu introdotto con Regolamento comunitario n. 1466/1997 (che Guarino stesso definisce espressamente come “colpo di Stato”);
  5. Ciò detto, senza entrare nel merito delle argomentazioni del Guarino – che certamente sono condivisibili e validissime – mi limito ad osservare che l’art. 15 della Legge n. 400/1988 prevede semplicemente il divieto di adottare decreti legge in materia di AUTORIZZAZIONE alla RATIFICA dei Trattati internazionali (richiamando espressamente il quarto comma dell’art. 72 della Costituzione);
  6. Prima di entrare nel merito occorre tuttavia ricordare che, nel caso di recesso dall’Unione Europea, l’art. 50 del TUE prevede che ciò possa avvenire attraverso una semplice comunicazione che il Governo dello Stato recedente invia al Consiglio europeo, senza neppure fornirne una motivazione ma tenendo conto soltanto del mero rispetto delle disposizioni costituzionali;
  7. Alla luce di quanto sopra, l’art. 15 della Legge n. 400/1988 vieta l’adozione dello strumento del decreto legge (oltre agli altri casi previsti dalla disposizione medesima) in materia di AUTORIZZAZIONE alla RATIFICA dei Trattati internazionali (richiamando espressamente l’intera norma di cui al quarto comma dell’art. 72 della Costituzione), quindi in ordine alla fattispecie specifica prevista dall’art. 80 della Costituzione: “Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi”;
  8. Ciò detto, nulla vieterebbe al Governo – sussistendo nel caso di un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro i requisiti di straordinaria necessità ed urgenza di cui al secondo comma dell’art. 77 della Costituzione (si tratterebbe del ripristino della sovranità monetaria nell’interesse supremo dello Stato di salvaguardare e tutelare i principi inderogabili della Costituzione primigenia) – di adottare un decreto legge che preveda l’abbandono dell’eurozona in quanto NON trattasi affatto della fattispecie specifica di autorizzazione alla ratifica dei Trattati internazionali cui l’art. 15 della Legge n. 400/88 fa espressa menzione (richiamando il quarto comma dell’art. 72 della Costituzione) in merito al divieto di adozione dello strumento del decreto legge;
  9. In ogni caso, qualora l’art. 15 della Legge n. 400/1988 costituisse davvero un problema circa l’utilizzabilità dello strumento del decreto legge allo scopo di uscire dall’euro, il predetto problema sarebbe facilmente superato – trattandosi di legge ordinaria – con nuova legge ordinaria che abroghi la limitazione specifica prevista dall’art. 15 (lex posterior derogat priori).

Con buona pace dei professoroni di regime!

Avv. Giuseppe PALMA

 

 

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