//Dalla Neolingua alla Censura: le fake news come arma di distruzione dell’informazione libera (di Ilaria BIFARINI)

Dalla Neolingua alla Censura: le fake news come arma di distruzione dell’informazione libera (di Ilaria BIFARINI)

Sono passati pochi mesi dall’assemblea del PD in cui un Matteo Renzi appena reduce dalla disfatta popolare del referendum inveiva contro il Paese intero, dichiarando di aver perso “a causa del Sud, dei giovani, delle periferie e delle bufale”. In questo inciso è racchiuso tutto lo sprezzante snobismo della classe governante verso il popolo che dovrebbe rappresentare.

Prendersela apertamente col Sud e coi giovani, che dell’inadeguatezza e del disinteresse della classe politica per il benessere del Paese pagano il prezzo più alto, sarebbe impopolare e “politically incorrect”. Così le invettive sono andate avanti sul tema delle cosiddette bufale; da allora è stato un crescendo continuo dell’utilizzo di questo termine, di origine dialettale, nel linguaggio politico e del mainstream.

Per stare al passo con i diktat imposti dal globalismo e dall’esterofilia come ostentazione di modernità, il termine è stato affiancato da “fake new”, che è il corrispettivo utilizzato anche all’estero. Già, perché in questa caccia alle streghe (ops, volevo dire bufala) non siamo soli, ma si combatte a livello globale, dalla Germania agli Stati Uniti, dispiegando ogni mezzo di informazione e propaganda a disposizione di chi si sente minacciato, in primis i politici, sempre più spaventati dalla libera circolazione delle notizie tramite blog indipendenti e social, e i giornali, in particolare quelli filo-governativi, che vedono crollare le proprie vendite. Come in 1984 di Orwell è successo che “la neolingua è diventata realtà, e chi controlla i mass media e vuole continuare a farlo la utilizza per attuare un vero e proprio lavaggio del cervello.

La Merkel, che non vuole veder minacciata la sua indiscussa riconferma, è in prima linea per introdurre misure di controllo severe e tassative verso chi diffonde “bufale”, termine quanto mai inconsistente e aleatorio. Facebook e i suoi competitor dovranno predisporre uffici ad hoc per gestire le denunce degli utenti e attuare provvedimenti entro il termine perentorio di 24 ore, pena multe ingenti.

Senza qui voler rilevare il legame tra chi stabilisce i criteri di colpevolezza, – l’International Fact-Checking Network – con il magnate George Soros (basta citare il suo nome per essere accusati di complottismo!), ci chiediamo: è giusto che a giudicare sia un’autorità extra-giudiziaria su temi così sensibili nella formazione dell’opinione pubblica?

Facebook, come altri social, è nato quale mezzo di condivisione di pensieri liberi con una cerchia selezionata di amicizie, che da ora in poi saranno sotto vigilanza e giudizio non di un ente autonomo, ma di Facebook stesso, la cui presenza sul mercato è legata a doppio filo con governi e potere.

Il rischio è che dietro alla lotta alle fake news nel nome della “verità (concetto quanto mai arbitrario e soggetto a continue rivisitazioni, come la storia insegna) si riproponga l’odiata censura che pensavamo di aver dimenticato e la consacrazione del pensiero unico dominante, il cui potere era stato scalfito dalla rete.

Intanto domani alla Camera si terrà l’incontro “#Bastabufale. Impegni concreti”, promosso dalla pasionaria in materia Laura Boldrini e con la partecipazione della ministra Valeria Fedeli che, in tema di bufale, ha molto da dire!

Ilaria BIFARINI