Macron, l’uomo dei Rothschild VS Le Pen, donna della sovranità nazionale (di Giuseppe PALMA)

È l’arma contemporanea a disposizione delle élite: costruire un personaggio dal nulla, giovane e bello, se con gli occhi azzurri ancor meglio, magari sganciato dai partiti (ritenuti vecchi e corrotti), inondarlo di soldi e mettergli in bocca parole come cambiamento e speranza! Slogan mediaticamente efficaci, ma privi di contenuto, a fare da contorno! Il resto del lavoro lasciato ai media asserviti al sistema!

È sempre così, ad ogni elezione! Fu così con Hollande prima (alle presidenziali francesi del 2012) e Renzi dopo (alle elezioni europee del 2014) con l’unico distinguo, rispetto a Macron, che sia Renzi che Hollande erano sostenuti dai rispettivi partiti.

Ieri in Francia, in occasione del primo turno per le elezioni presidenziali, il candidato dell’establishment, il giovane e bello Emmanuel Macron, è arrivato primo con il 23,86% dei voti, cioè nemmeno 1/4 dell’elettorato. Prima che lo stesso prendesse la parola dal suo quartier generale a Parigi per i ringraziamenti, le tv facevano vedere in continuazione un ristretto gruppo di suoi sostenitori (davvero piccolo ma inquadrato dalle telecamere come se fosse furor di popolo) sventolare per ore ed ore le bandiere francesi e quelle dell’Unione Europea…

Dall’altra parte la candidata del Front Nazional, la sovranista anti-euro ed anti-UE Marine Le Pen, arrivata seconda con il 21,43% dei consensi, cioè poco più del 2% in meno di Macron… il Front Nazional ha così registrato il record di sempre dei voti ottenuti, quasi 7 milioni di consensi…

Non appena i risultati si sono consolidati, sono presto arrivati gli “apparentamenti” in favore di Macron da parte di Hamon, candidato del non più esistente partito socialista (con il suo 6,35% dei voti) e di Fillon, il grande sconfitto, candidato della destra gollista (con il 19,94% dei consensi). All’invito rivolto da Fillon ai suoi elettori di votare al secondo turno per Macron e non per Le Pen, fischi si sono levati da parte di alcuni suoi sostenitori presenti.

Buono il risultato di Mélenchon, il candidato euroscettico del partito di estrema sinistra, che, con il suo consistente 19,62% di consensi, non ha lasciato alcuna indicazione di voto per il secondo turno.

La partita è davvero ancora aperta per il ballottaggio che si terrà il 7 maggio? Vedendo i risultati del primo turno si direbbe di sì (Macron non ha ottenuto nemmeno 1/4 dei voti ed è davanti alla Le Pen di appena il 2,43%), ma credo che il candidato di plastica costruito ad arte dall’establishment eurista, giovane, bello e senza partito, vincerà agevolmente. I media penseranno ad imbastire, nel corso di queste due settimane, un’immagine straordinaria del leader globalista. Ieri sera i soliti commentatori assoldati lo definivano addirittura come un novello Napoleone Bonaparte, dimenticando però di dire che Napoleone dichiarò guerra all’establishment europeo del tempo portando i principi della Rivoluzione francese in giro per l’Europa! Piccolo dettaglio che i giornalai di regime hanno omesso di dire, visto che Macron fa parte e difende proprio quell’establishment europeo che invece Napoleone mise in crisi a colpi di cannone!

Poi occorrerà vedere cosa farà l’elettorato di Fillon. Qualora metà di questo non si recasse a votare (Macron non è ben visto dall’elettore gollista), e della restante metà la Le Pen riuscisse a strappare anche una minima percentuale, per Macron si allontanetebbe definitivamente l’Eliseo! Diverso il discorso per l’elettorato di Mélenchon, formato in gran parte da operai che hanno perso il lavoro o precari senza alcuna tutela sociale. Questi potrebbero, pur disprezzando il Front Nazional, ma non tanto scemi da votare l’ex ministro dell’economia di Hollande, far convergere i loro voti in favore di Marine Le Pen!

Importante sarà anche l’indicazione di voto dell’altro candidato sovranista, Nicolas Dupont-Aignan (Debout la France), che ieri ha ottenuto il 4,75% dei consensi.

Credo che alla fine vincerà Macron, a meno che i francesi intendano non sentirsi inferiori agli inglesi ed emularli come se si trattasse di un voto sull’UE!

Stiamo a vedere. Tuttavia, credo che Macron inizi male: chiedere un voto per sé annunciando, come ha fatto ieri sera, che porrà definitivamente fine ai nazionalismi, significa ignorare – nella peggiore delle ipotesi – il 40% del popolo francese! Un errore che determinerà la crescita della Le Pen portandola nel 2022 – che sia lei o la nipote poco importa – all’Eliseo!

Infine v’è da considerare che, senza i voti di Parigi, la Le Pen avrebbe ottenuto al primo turno più voti di Macron, quindi al ballottaggio sarà molto importante vedere come voteranno le province e soprattutto in che misura in favore della candidata del Front National.

Il ballottaggio del 7 maggio servirà a capire se l’euro crollerà adesso o bisognerà attendere ancora cinque anni, prolungando di un lustro l’agonia di centinaia di milioni di persone!

Giuseppe PALMA

 

 

2 pensieri su “Macron, l’uomo dei Rothschild VS Le Pen, donna della sovranità nazionale (di Giuseppe PALMA)

  1. se vince questo cazzaro alla Renzi, allora possiamo metterci l’animo in pace, contro la finanza globalista e l’élite non ci può essere altra via che la ghigliottina….

  2. Macron è un incidente di percorso, come Renzi, solo che entrambi avranno ragione.

    Ciò detto, che si fa?
    Caro Avv. Palma, tra notazioni, denunce, progetti di legge, azioni giudiziarie…infine nascita di un “Partito Politico”, a segnare un destino per l’Italia, che si fa?
    Da questo punto in poi, occorre legarsi al cammino del popolo sovrano verso un obiettivo comune, considerando che risiede nel diritto-potere esercitato da tutti noi e che è garantito dalla Costituzione, finché ci sarà permesso, affinché, con l’espressione del voto elettorale si possa presupporre di raggiungerlo.
    L’obbligo, sull’assunto, insiste sulla necessità di avere disponibile un punto di leva, perché comunque si legga il nostro presente continuo, tra Stato-Nazione, Europa e Mondo, occorre comunque un Parlamento per supporre un cambiamento “pacifico”, e da lì ripartire alla conquista dei “diritti” su doveri comprensibili e sostenibili, con al centro Essere Umano – Natura – Conoscenza. Un modo come un altro, per dire di ri-equilbrio tra diritti e libertà democratiche sostenibili.
    Solo che, il popolo sovrano, sulle capacità di controllo e di governo globale, praticata dal “potere” sovraordinato agli Stati-Nazione, tra politica, finanza e tecnocrazia, assieme al ruolo da persuasori occulti di una “comunicazione” asservita, sulla fragilità della mente umana dei “consumatori” e “degli esclusi”, perennemente a debito di “qualcosa” di vitale, sul piano di risorse sia fisiche, che emotive, è difficile che possa sentirsi della “Tipologia Palma” e comprendere che Palma, sul serio ha intenzione di cambiare questo mondo per il benessere ritrovato per tutti.
    Così, come fare per far comprendere come dal fiume carsico della storia, nell’attualità delle deprivazioni e della sottrazione di democrazia e di diritti reali, il nuovo ruscello emerso sulla superficie della “politica italica”, nato con le migliori intenzioni del mondo, possa aspirare a sostenere il cambiamento improrogabile, solo perché ritiene di avere ragione e si trova dalla parte del 99% e più del “sentiment” comune del popolo sovrano da questa parte della barricata dei “consumatori” e degli “esclusi”?
    Nella realtà, la situazione è aggravata dall’esasperazione che continua a manifestarsi con la parcellizzazione del consenso in mille rivoli venuti alla luce in forma di partiti politici nuovi e movimenti nuovi e vecchi, tutti accomunati dal, più o meno, medesimo intento, semmai al grido dell’attuazione della Costituzione, come si è dimostrato, ottimo collante ideale, oltre le ideologie.
    Basterebbe questo, per costringere a riflettere sulla realtà delle mille debolezze, contro le forze preponderanti dei partiti della tradizione al governo e alla opposizione in parlamento, espresse dal nuovo proporzionalismo esasperato dalla voglia di fare, di contribuire a fermare il declino, rivolto a una forza esistente e reale come l’esercito dei cittadini da coinvolgere nell’esercizio del loro diritto-potere sovrano per permettere di dare vita al cambiamento per il bene comune.
    Avere, cioè, la consapevolezza che neanche la Costituzione, sugli ideali, riesce a costruire naturalmente, per valori etici e morali di un popolo, impaurito e preda di meccanismi scientifici capaci di concentrare, sulla dispersione della capacità critica, quanto sufficiente a governare, quando si ha il potere di comunicare e di promulgare una legge elettorale conveniente alla prosecuzione della specie.
    Così, solo una buona dose d’umiltà e di saggezza può far accettare alla ragione e al cuore della “Tipologia Palma”, che l’appello al popolo sovrano di convergere verso uno dei nuovi ruscelli del fiume carsico che è venuto alla luce dell’attualità politica italiana, potrà mai essere al Governo dello Stato di diritto, come è nei suoi auspici ed intenzioni, alla pari con tutti gli altri della stessa specie, più o meno.
    E l’insistenza sul “più o meno” consiste nel dire che la concentrazione sul tema della “politica” e del diritto ai “diritti”, mentre da parte degli “attori” della politica è problema sentito, fino a costruirci un partito attorno, ai cittadini del micro cosmo sociale ed economico nello scorrere della vita nella miriade di comunità locali, più o meno è alla portata dei loro interessi vitali con cui fare i conti.
    E non è neanche plausibile che, per costrutto ideologico, pensare che aggregazioni e coalizioni anticipate, proposte da uno dei nuovi partiti poltici possano confluire in un percorso comune, nonostante sia possibile, non avverrà per abitudine al significato di ideologia che porta alla separazione di campo e alla valutazione sulla convenienza, e questo è uno dei motivi del degrado della politica per responsabilità dei partiti e delle divisioni ideologiche, tra coalizioni e consociativismo, corruzione e sfruttamento, con l’unico fine del potere da conservare, quando perseguito.
    Tutto questo per dire che il problema è tecnico e organizzativo-funzionale all’obiettivo da raggiungere, pertanto risolvibile come “sistema”, ma come tale è anche esterno ai nuovi partiti politici e movimenti che simpatizzano ora con l’uno, ora con l’altro, più o meno.
    Se si dovesse avere disponibilità al dialogo per approfondire un “sistema” possibile, dalla parte della “sovranità popolare” e dell’”attuazione della Costituzione” per un Parlamento di soggetti della “Tipologia Palma”, da parte di un soggetto che non è un partito politico, basta un cenno. Con gli auguri di Giovanni Tomei

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