Gratuitamente su lacostituzioneblog.com, il racconto “SODOMA come sarà il mondo tra cinquant’anni” di Giuseppe PALMA

Per i lettori di lacostituzioneblog.com, la pubblicazione gratuita del mio racconto “SODOMA come sarà il mondo tra cinquant’anni“, edito da GDS nel luglio 2016 (in e-book), e già pubblicato gratuitamente in tre puntate (da dicembre 2016 a gennaio 2017) sulla pagina facebook “Economia Democratica“, con un grande riscontro di pubblico.

Trattasi di un’opera narrativa inquadrabile nella struttura del racconto.

SINOSSI:

Questo nuovo racconto di Giuseppe Palma è ambientato nell’anno 2066 sull’immaginaria isola di Sodoma, scoperta casualmente nel 2034 a sud delle Canarie, nell’oceano Atlantico, e divenuta in pochi decenni l’emblema della modernità Restauratrice.
Palma ha quindi cercato di narrare, attraverso una breve opera in prosa inquadrabile nella struttura del racconto, quelli che potrebbero essere gli sviluppi e le conseguenze di quanto d’assurdo propina ormai da diversi anni una certa politica nazionale e sovranazionale, tentando un esperimento narrativo certamente difficile ma non impossibile.
Come sarà la nostra vita tra cinquant’anni se determinate proposte o soluzioni, che sembrano al momento inarrestabili, dovessero trovare attuazione? Cosa ne sarà di noi? Che ne sarà dei nostri figli? Cosa ne sarà della libertà, del lavoro e della democrazia?
Pur trattandosi di un racconto di pura fantasia, questo nuovo tentativo letterario di Palma mira proprio a fornire alcune risposte a simili domande, evidenziando le drammatiche conseguenze cui condurrebbero alcune scelte e/o soluzioni prospettate dalla classe dirigente del nostro Paese su imposizione della sovrastruttura europea, entrambe – scrive l’autore – a libro paga del capitale internazionale e che quotidianamente stuprano i principi supremi scolpiti col sangue nelle Costituzioni nazionali di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Con particolare accanimento nei confronti della Costituzione italiana – nata nel 1946-47 dalla sofferenza del genere umano – non a torto definita la più bella del mondo.
Considerati i temi affrontati nel racconto è impossibile non accorgersi di un parallelismo con il romanzo “1984” di George Orwell, infatti questo nuovo esperimento letterario di Palma – ch’egli stesso definisce del tutto indegno a confronto del romanzo di Orwell – mira proprio a rendere omaggio alla straordinaria lungimiranza dello scrittore britannico.
Nomi, situazioni, personaggi e luoghi sono puramente casuali e frutto della fantasia, fatta eccezione per la cornice generale in cui si colloca l’intero racconto all’interno del quale l’autore fa in alcuni casi riferimento a situazioni e cose strettamente attinenti e connessi alla realtà dei giorni nostri.
Sceneggiatura realistica inquadrata in un racconto di pura fantasia.
Non manca, come in tutte le opere narrative di Palma, un pizzico di “poesia”.
Epilogo tutto da scoprire.

§§§

Qui di seguito l’intero racconto, pubblicato in tre distinte puntate:

PRIMA PUNTATA

Ci troviamo sull’isola di Sodoma, nell’oceano Atlantico, a sud delle Canarie. Annus Domini 2066.

L’isola, sconosciuta sino al 2034 e scoperta per caso da quattro pescatori travolti con la loro barca da una terribile bufera, è oggi abitata da circa dieci milioni di persone, tutti europei stabilitisi qui dopo la “Grande Immigrazione” riversatasi sul Vecchio Continente negli anni 2015-2030 e a seguito della devastante crisi economica che ha ridotto l’Europa in brandelli dal 2008 in avanti.

***

Lo Stato di Sodoma è retto da una monarchia assoluta in cui il sovrano è un ricco banchiere inglese, Anthony Soris, mentre il governo è formato – di volta in volta a seguito di elezioni politiche decennali che avvengono sulla base di un voto popolare basato su criteri ponderati –  da uomini e donne appartenenti all’alta finanza e all’industria dell’isola che esercitano le loro funzioni esclusivamente in nome e per conto del re. Il Parlamento è composto di cento deputati anch’essi eletti sulla base di un sistema di voto ponderato, ma che non possono in nessun caso sfiduciare il governo godendo unicamente di un formale – quanto inutile – potere generale di verifica sull’operato dell’esecutivo. Il Parlamento è eletto con legge elettorale maggioritaria che assegna un premio di maggioranza dei 2/3 dei seggi alla lista che ha ottenuto più voti, senza possibilità per l’elettorato passivo di esprimere preferenze per i candidati. Solo il re può nominare e revocare l’incarico sia al primo ministro che ai ministri, senza alcun particolare rispetto di procedure costituzionali. La Carta fondamentale dello Stato è rappresentata da uno Statuto al quale il sovrano non è assoggettabile, infatti egli può disporre del potere a suo piacimento. La successione al trono spetta solo alla famiglia Soris, potendo ciascun sovrano nominare liberamente il suo successore (che deve necessariamente appartenere alla famiglia reale) senza distinzione di sesso. Primo ministro e ministri, una volta ricevuto l’incarico dal sovrano, giurano al cospetto di questo e non sullo Statuto.

La legge ammette un massimo di due partiti politici che, oltre ad avere personalità giuridica, hanno l’obbligo di contenere – nel proprio nome – l’aggettivo “democratico” o affini.

E’ vietata qualsiasi forma di referendum popolare.

La bandiera dello Stato di Sodoma raffigura, in uno sfondo celeste, una colomba bianca con in bocca un ramoscello di ulivo, recante in basso la scritta:

STATE OF SODOMA.

PJFD – Peace Job Freedom Democracy”.

***

L’economia dell’isola si regge principalmente sulla grande distribuzione e sulla produzione bellica. Nella capitale – Europoli – ha sede anche la borsa, fulcro degli affari finanziari dell’intero pianeta. Non esistono negozi né botteghe ma solo enormi centri commerciali. La libera iniziativa privata è fortemente limitata da apposite norme che – di fatto – rendono impossibile alle persone comuni l’avvio di una qualsiasi attività commerciale o di una professione: tutto è nelle mani di quelle poche famiglie che detengono il capitale.

I lavoratori dell’isola, per lo più dipendenti, sono tutti assunti con un contratto di lavoro unico a tempo “indeterminato”, ma con facoltà per l’impresa di procedere a cessazione del rapporto lavorativo senza alcuna giustificazione, né preavviso, e senza alcuna possibilità di reintegra. L’orario di lavoro è di 12 ore al giorno, ma si può arrivare finanche a 16 senza alcuna integrazione dello stipendio, se non sottoforma di buoni pasto da utilizzare all’interno dell’azienda stessa. L’unico giorno di riposo previsto dal contratto nazionale è il lunedì, ma ciascuna impresa – con contratti di lavoro individuali – può stabilire il riposo in un qualsiasi altro giorno della settimana, con l’ulteriore possibilità – fino ad un massimo di sei mesi l’anno – di vietare il giorno di riposo.

La giustizia è totalmente privata; i giudici infatti – appartenenti a plurimi enti privati giudicanti – non sono nominati per concorso ma solo sulla base dei curricula di ciascun candidato e a seguito di appositi colloqui conoscitivi e di competenza che si tengono ogni tre anni presso il Ministero della giustizia dinanzi ad un’apposita commissione nominata dal governo, il cui giudizio è insindacabile. I sudditi che intendono rivolgersi alla giustizia devono, pena l’inammissibilità della richiesta, versare all’ente giudicante una cauzione pari ad una somma di circa venti mensilità di uno stipendio medio. E ciò rende praticamente impossibile, quantomeno alle persone comuni, l’accesso alla tutela giurisdizionale.

Anche gli altri servizi essenziali sono privati, dai trasporti alla sanità, dall’acqua al servizio postale, tutti in mano a due famiglie, una inglese e l’altra tedesca, mentre la grande distribuzione è di proprietà di un folto gruppo di facoltosi industriali francesi. Gli italiani non posseggono nulla, ma forniscono una imponente manodopera composta soprattutto da operai e impiegati.

Le banche sono tutte private, di proprietà di quelle stesse famiglie che detengono i mezzi produttivi e finanziari.

Non esiste l’istituto del matrimonio, bensì un generale contratto di unione civile – anche tra persone dello stesso sesso – risolvibile in qualsiasi momento attraverso una semplice manifestazione della volontà inviata all’altro “contraente” tramite posta elettronica certificata. Non vi sono limiti alle pattuizioni private né per quanto riguarda i contratti di unione tra persone né per qualsiasi altra tipologia contrattuale. Le adozioni sono consentite anche alle coppie omosessuali, senza neppure passare dal giudice ma solo attraverso una semplice domandina da presentare al sindaco del comune di residenza.

Non esistono Chiese e l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole è severamente vietata, infatti il Vangelo è ritenuto dalla famiglia reale un documento molto pericoloso per la formazione delle nuove generazioni.

Oltre al cristianesimo è bandito anche l’insegnamento della storia dell’arte, mentre è obbligatorio l’insegnamento di tre lingue (inglese, francese e tedesco) e dell’educazione sessuale. L’insegnamento della storia è limitato al periodo che va dal 1992 in avanti, infatti la conoscenza del periodo antecedente è severamente vietata e punita, nei casi più gravi, fino a cinque anni di reclusione. L’uso della lingua italiana, seppur utilizzata in alcune zone dell’isola, è vietata nelle scuole perché ritenuta fin troppo ricca di vocaboli ed espressioni.

La scuola statale non esiste. Esistono solo istituti privati. Ciascuno può scegliere di mandare i propri figli a scuola oppure educarli in casa o tramite precettori privati. Il titolo di studio non ha alcun valore legale.

Si diventa maggiorenni a 16 anni.

La libertà d’espressione è tollerata, ma ciascuno scritto, sia esso un libro o un articolo, prima di essere pubblicato è attentamente sottoposto al vaglio di una commissione governativa locale. I giornali, le televisioni e il web appartengono tutti a tre ricche famiglie dell’isola. Non è ammessa né la critica politica né la creazione di blog indipendenti, se non a seguito di autorizzazione del governo. Anche la ricerca scientifica è sottoposta al controllo dell’esecutivo.

La legge punisce anche la libera espressione del pensiero qualora questa miri a criticare il governo, il tessuto produttivo, la finanza, la moneta e la famiglia reale. E’ inoltre severamente punita, addirittura con il carcere, la semplice critica nei confronti delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, soprattutto nel caso in cui queste adottino minori.

Al fine di contenere sul nascere le reazioni popolari ai pesanti disagi scaturenti dalle ingiustizie e dai soprusi, non sono ammesse espressioni di “odio” e di “intolleranza”. E’ addirittura vietato l’uso di parole come “Nazione”, “Patria”, “identità”, “tradizioni”, “famiglia tradizionale”, “diritto”, “rivoluzione”, “ribellione”, “sottomissione”, “schiavitù” etc… la parola “diritto”, ad esempio, è sostituita con “concessione”, il termine “Patria” con “entità statale”…

Tutti i social network sono posti sotto stretta osservazione da parte di un cervellone elettronico sito al Ministero di pubblica sicurezza, che vaglia – attraverso un sofisticato sistema di algoritmi prestabiliti – ogni singola comunicazione in uscita con la facoltà di procedere in automatico ad adottare misure provvisorie di restrizione della libertà personale senza alcun preventivo controllo da parte della magistratura, che su tali provvedimenti ha mera competenza postuma.

Tutti gli apparecchi telefonici sono controllati a distanza da un ente governativo e tutte le telefonate sono registrate e conservate per quindici anni in un archivio elettronico. Ciascun suddito ha l’obbligo, pena una sanzione amministrativa pari a tre anni di stipendio, di inserire in tutti i televisori di casa un apparecchio di controllo ministeriale. Tutti i luoghi di lavoro e i pc dei dipendenti sono controllati da strumentazioni elettroniche aziendali, senza alcun limite in ordine alla riservatezza personale.

Nello Stato di Sodoma, così come anche in altri dieci Paesi tra cui l’Italia, si adotta ancora l’€uro. Nei decenni, infatti, alcuni Stati hanno abbandonato la moneta unica adottando una nuova valuta nazionale. Come ormai tutti sanno, perché l’euro sopravviva ha “bisogno” di scaricare il peso della competitività sul lavoro, quindi necessita sia della riduzione dei salari che della forte contrazione delle garanzie contrattuali e di legge a tutela del lavoratore. Esattamente ciò che accade a Sodoma e negli altri Stati dell’area-euro.

Non esiste denaro contante. Tutto avviene con transazioni elettroniche. Le dichiarazioni dei redditi di ciascun suddito sono on-line e non esiste alcuna segretezza – neppure tra privati – dei conti correnti. In caso di debiti con lo Stato, questo può sia sottoporre a pignoramenti diretti e a vendita immediata gli immobili di proprietà, sia procedere a sequestro di conti correnti e titoli.

La riscossione dei tributi avviene attraverso un’agenzia privata monomandataria, denominata “Amica”, che – in sostanza – non incontra nessun limite al suo operato potendo essa stessa procedere in via esecutiva senza alcun controllo o autorizzazione da parte della magistratura.

Neppure l’insegnamento è libero, infatti ciascun insegnante, prima di essere ammesso nelle scuole, deve giurare fedeltà alla corona obbligandosi ad adottare solo i libri di testo imposti dal Ministero della cultura e della felicità. Coloro che non si adeguano vengono immediatamente licenziati.

Non esiste alcun trattamento pensionistico/assistenziale di tipo statale. La previdenza è interamente gestita da privati, quindi le pensioni sono commisurate all’esatto importo effettivamente versato a titolo di contribuzione, senza alcuna previsione di una pensione minima di sopravvivenza, neppure per gli indigenti.

Esiste invece il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, vale a dire un trattamento assistenziale da parte dello Stato – della durata massima di un anno e per un importo pari ad 1/3 di uno stipendio base – destinato a tutti coloro che hanno perso il lavoro, ma con l’obbligo da parte del fruitore di dimostrare al governo la frequentazione di corsi di formazione e di accettare la prima proposta di lavoro offerta durante il periodo in cui viene erogato il trattamento.

Generalmente la vita sull’isola di Sodoma si svolge nell’assoluta “normalità”: si fa sesso per strada, si può girare nudi anche in pubblico ed è molto praticato il sesso di gruppo. Capita spesso di vedere in una qualsiasi piazza, fuori da un bar o in un qualunque supermercato due o più persone che fanno sesso davanti a tutti, ma è una cosa normalissima che fa ormai parte della quotidianità.

[…]

FINE PRIMA PUNTATA

§§§

SECONDA PUNTATA

[…] A febbraio di quest’anno si è trasferita sull’isola una famiglia italiana, i Santoro, proveniente da un paesino della Puglia di circa cinquemila abitanti che si trova tra Fasano e Monopoli: Piero, padre cinquant’enne disoccupato in cerca di fortuna nonostante una laurea in architettura, Rosa, madre casalinga sei anni più giovane del marito e Lisetta, figlia unica di 14 anni che studiava in un ginnasio a dieci kilometri da casa.

L’Italia, ormai, non offre più alcuna possibilità lavorativa. La disoccupazione ha superato la soglia del 40% e la piccola criminalità non consente più una vita tranquilla. Piero in Italia si arrangiava saltuariamente nei campi: nel periodo invernale a raccogliere le olive, in estate/autunno la vendemmia, ma sempre sotto padrone e con una paga da fame. Visto il libero e selvaggio regime concorrenziale vigente negli “Stati Uniti d’Europa”, un quintale di olive pugliesi era arrivato a costare l’equivalente di appena un’ora di lavoro, e ancor meno l’uva, quindi la situazione era davvero divenuta insostenibile.

L’impatto della famiglia Santoro appena giunta sull’isola non è dei migliori. Quel nuovo modo di vivere e quella società sono tanto diverse dalla vita in Italia, anche se – pure in quello che un tempo era definito il Bel Paese – le cose non erano poi così diverse.

Lisetta si è iscritta in una scuola periferica di Europoli, ma non parla nessuna delle tre lingue obbligatorie sull’isola, quindi l’inserimento è veramente difficoltoso. Piero ha sùbito trovato lavoro come responsabile di magazzino in un grosso supermercato mentre Rosa, essendo il costo dell’affitto di casa molto alto, lavora mezza giornata come addetta alle pulizie di una facoltosa famiglia tedesca.

I Santoro, anche se infelici, cercano di sopravvivere e di accettare quella realtà, ma il problema più grande per Piero e Rosa è rappresentato dalla loro unica figlia che – nonostante il trascorrere dei mesi – fa fatica ad integrarsi. Le sue amiche di scuola durante l’intervallo praticano tranquillamente il sesso orale in classe, cosa che lei non vuole fare. La sua compagna di banco, una ragazza di origini francesi, durante le ore di lezione usa tranquillamente masturbare il ragazzo seduto alla sua destra, tra la più generale indifferenza dell’insegnante.

Il sabato sera i compagni di scuola di Lisetta hanno l’abitudine di incontrasi in un locale del centro, transgression, dove, dopo essersi ubriacati, escono per strada e praticano sesso di gruppo. Alcune ragazze restano a terra per via della brutalità di quelle pratiche, ma tra di loro si guardano e ridono come se tutto fosse normale. E a Sodoma lo è! Quando l’obbrobrio e l’orrore divengono uso comune non tardano ad assumere le vesti della involontaria normalità e dell’accettazione generale. Nessuno può farci nulla. Ormai anche quella che da altre parti e in altri tempi sarebbe stata una violenza inaccettabile e un mal costume, a Sodoma è una cosa di routine. Lisetta è sconvolta, non vuole assolutamente adeguarsi a quella realtà e quindi paga il prezzo di essere fuori “dal gruppo”, vivendo un isolamento sociale drammatico.

I genitori si ribellano al fatto che la figlia si adegui a tali pratiche, seppur usuali e rientranti nella normalità, quindi cercano dei luoghi di ritrovo meno compromettenti. Ma niente! Dappertutto è la stessa cosa!

Una sera di fine giugno, dopo cena, Piero sente dalla stanza della figlia un lamento impietoso, quindi bussa, entra e vede Lisetta con la testa sotto il cuscino che piange a dirotto. Immediatamente si butta sul lato destro del letto e appoggia una mano sulla spalla della figlia, la quale, con il viso bagnato dalle lacrime, dice al padre: «Papà, non era così che doveva andare. Io non me la sento di fare quello che fanno i miei compagni di scuola. Sono cose che mi fanno schifo. Non c’è neppure un’amica normale. Fanno tutte così. Anche i ragazzi sono fuori di testa. Non ce la faccio più! Ti prego papà, salvami, portami via da questo incubo. Ti prego!», e si getta al collo del padre in un abbraccio sincero e di preghiera. Piero è sconvolto, non ce la fa a vedere la figlia ridotta in quelle condizioni. La necessità di doversi trasferire sull’isola di Sodoma per lavoro sta uccidendo la sua bambina. Mamma Rosa è sulla porta ed ha le mani sul volto. I due genitori si lanciano uno sguardo, poi Piero si alza e va nel ripostiglio, apre una borsa e prende una vecchia fisarmonica appartenuta a suo bisnonno Pasquale che lui ha imparato a suonare da ragazzo durante le feste di paese. Entra nella stanza di Lisetta e, danzando in modo goffo, suona questa mazurka che fu di Totò e che lui ricorda quando a suonarla era il suo bisnonno nelle serate col cielo stellato dell’inconfondibile settembre pugliese:

Quando sei solo e giovane
quanti sogni in fondo al cuore…
ti senti triste e povero
se la vita è senza amore.

Prendi la fisarmonica,
fai dischiudere un balcone
e a una bella signorina
canta una canzone su per giù così:

«Mia bella signorina
che ascolti lassù …
socchiudi gli occhi e sogna
socchiudi gli occhi e sogna…
un giovanotto e un cuor,
che ti piace di più…
e ad altro non pensare
finché c’è la gioventù…

Sogna di una tua casetta
e un bel chiaro di luna…
sogna un bel pupo biondo
o una bambola bruna…
Mia bella signorina
che ascolti lassù…
socchiudi gli occhi e sogna
finché c’è la gioventù …
»”.

***

Sul viso di Lisetta è finalmente tornato il sorriso; stringe forte il cuscino e si asciuga le ultime lacrime, poi balza in piedi e abbraccia i genitori: «Grazie di tutto. Ti voglio bene papà!».

All’indomani Piero, senza neanche passare dal magazzino, sale all’ufficio del personale e rassegna le dimissioni. L’impiegata neppure lo guarda in faccia. Nessuno dei colleghi si avvicina a salutarlo, come se da quel momento fosse diventato un perfetto estraneo. Il direttore del supermercato gli vieta anche di entrare per l’ultima volta nella sala caffè. Ormai non fa più parte del “gruppo”. A Sodoma i rapporti umani esistono solo in funzione dello status personale o lavorativo e in un’ottica di produzione.

Quella stessa sera i Santoro sono sul primo aereo per Bari di ritorno in Italia, nella loro bellissima e sfortunata Puglia.

Piero riprende il suo lavoro in campagna, mentre Lisetta torna nella scuola che aveva lasciato per trasferirsi a Sodoma. Le condizioni lavorative sono sempre le stesse e la paga ancor più misera. Rosa è quindi costretta a cercarsi un’occupazione e, grazie alla buona parola del parroco di paese, trova servizio come domestica presso una ricca famiglia saudita che anni fa comprò una masseria degli inizi del Cinquecento appartenuta ad Isabella d’Aragona. In Italia, già da diversi anni, la maggior parte della popolazione è di origine araba, infatti la religione maggiormente diffusa non è più il Cristianesimo.

Nonostante le enormi difficoltà economiche, ora la famiglia Santoro è tuttavia più serena. Lisetta è tornata a sorridere e da circa un mese ha anche trovato un ragazzo, Stefano, due anni più grande di lei che frequenta il quarto anno di un istituto tecnico commerciale.

La sera, a cena, la famiglia Santoro è tornata a ridere e a scherzare. Senza soldi ma col cuore un po’ più felice.

[…]

FINE SECONDA PUNTATA

§§§

TERZA ED ULTIMA PUNTATA

[…] Campagna pugliese, nei pressi di Monopoli. Sono le quattro e mezza del pomeriggio di un mercoledì di metà novembre. Piero è seduto su una panca in legno a sciacquarsi i piedi dopo una pesantissima giornata di lavoro nei campi; a non più di cinquanta metri di distanza vede passare sul viottolo di fronte a sé un suo vecchio professore di italiano delle scuole medie, il prof. Vittorio Conte, oggi novantaquattrenne, con una borsa di pelle marrone interamente sgualcita dal tempo. I due si salutano e iniziano a parlare, così Piero – col viso segnato dalla stanchezza – gli narra quanto gli è accaduto nell’ultimo anno. Ascoltato quel racconto, che ha dell’incredibile, il vecchio professore guarda fisso negli occhi il suo ex alunno e, con una serenità disarmante, gli dice: «Caro Piero, meglio poveri e con quel poco che basta per sopravvivere, quindi con quel po’ di felicità che serve per non morire dentro, che perennemente infelici e sempre soggetti a chi ti deve dare un tozzo di pane». Poi apre la borsa e prende un libro, porgendolo a Piero che incuriosito vi legge il titolo: «terramatta; di Vincenzo Rabito». «Fallo leggere a tua figlia – esclama il professore -, anche se è difficile da comprendere perché scritto cent’anni fa da un semianalfabeta della provincia ragusana, ma v’è racchiusa tutta l’Umanità… Lisetta un giorno capirà tante cose…».

Tornando a casa Piero non fa altro che pensare alle parole del suo vecchio insegnante, mentre con lo sguardo fissa la copertina di quel libro. Prima di cena deve però passare dal municipio che solo in quel giorno della settimana è aperto fino alle sette di sera. Ha urgenza di ritirare un documento di cui ha bisogno Lisetta per la scuola. Fa per salire la prima rampa di scale dell’ufficio comunale e sulla sinistra, in una cornice maestosa, si accorge di una pergamena nascosta – chiusa in un vetro appannato – risalente a parecchi anni fa e che mai aveva notato prima d’oggi, sulla quale ci sono scritte queste parole:

L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA, FONDATA SUL LAVORO.

Questo l’art. 1 di quella che fu la Costituzione più bella del mondo, prima esautorata, poi stuprata e infine uccisa in nome di questa criminale modernità Restauratrice”.

 

Sotto la cornice, avvolto in un batuffolo di fuliggine, un nastro rosso molto spesso con incisa una scritta bianca: “DA BUTTARE”.

***

Giunto sotto casa, prima di salire i tre gradini che separano la strada dall’uscio dell’abitazione, incuriosito da quel libro regalatogli dal suo anziano professore, Piero si siede per qualche minuto su un grosso sasso in calce bianca che si trova a destra del portone di casa. E inizia a leggere:

“[…] Mio padre, con quelle tempe miserabile, per potere campare 7 figlie, con il tanto lavoro, ni morì con una pormenita, per non antare arrobare e per volere camminare onestamente. Ma il Patreterno, quelle che voglino vivere onestamente, in vece di aiutarle li fa morire. Così, il seconto di questa nomerosa famiglia era io. Ed era io, Vincenzo, che così picolo sapeva che mia madre aveva molto bisogna dai figlie, perché era senza marito. Io non la voleva sentire lamentare perché non aveva niente per darece ammanciare ai suoi figlie. I tempe erino miserabile, li nostre parente erino miserabile come noie. E quinte, non zi poteva antare avante in nesuno modo. Quinte, io fui nato per fare una mala vita molto sacraficata e molto desprezata. […]”…

Una lacrima ed un sorriso rendono a Piero il vero senso della Vita e dell’Umanità.

Quella notte non chiuderà occhio e divorerà quel libro. Il mattino dopo, quando la schiena è ancora una volta piegata in due sotto gli alberi di ulivo, ricorderà il racconto di chi, più di cent’anni prima, ha patito le sue stesse sofferenze ed angosce. E non riuscirà mai a spiegarsi, di lì alla fine dei suoi giorni, come sia stato possibile per quelli che lo hanno preceduto non essere riusciti a difendere una Costituzione che, nonostante le inevitabili avversità della vita, a quelle sofferenze aveva concretamente cercato di porre fine.

FINE TERZA ED ULTIMA PUNTATA

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Giuseppe PALMA

 

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