Le privatizzazioni c’impoveriranno… articolo di Marco Mori e Giuseppe Palma su “La Verità” di oggi

Qui di seguito un articolo degli avvocati Marco Mori e Giuseppe Palma su “La Verità” di oggi, mercoledì 19 aprile 2017, a pag. 2:

“Le privatizzazioni c’impoveriranno…

Per rispondere alle richieste UE, vanno avanti le cessioni pubbliche. Ma i servizi essenziali in regime di monopolio in mano ai privati fanno aumentare le tariffe”

Dal 5 agosto 2011 l’agenda politica nazionale è priva di ogni autonomia ed indipendenza. Ogni governo, via via imposto al popolo italiano da poteri economici sovranazionali, prosegue l’esecuzione degli ordini inviati dalla BCE, dettati appunto con la storica missiva del 2011. Uno di tali ordini era quello di avviare privatizzazioni su larga scala, consegnare all’ingordigia dei mercati tutte le utility, comprese quelle comunali. Attività in monopolio e a tariffa vincolata, dove il profitto è sempre certo ed il rischio di impresa è completamente azzerato.

Come sempre la situazione di emergenza economica ha annichilito la capacità di ragionamento delle persone e dietro al mantra, folle per uno Stato , del “non ci sono i soldi”, si è accettata l’idea che solo privatizzando si possono ancora erogare i servizi essenziali. Acqua, energia, nettezza urbana, tutto deve essere in mano ai mercati, a discapito dei cittadini.

Come diceva Keynes ormai ci si perde in calcoli così sofisticati da diffidare delle soluzioni più semplici. Così abbiamo dimenticato l’ovvio, ovvero che un servizio essenziale in regime di monopolio, in mano ad un privato, determina tariffe più alte ed una minor qualità della prestazione.

Ovunque si è privatizzato si è verificato esattamente questo. E la ragione è semplice: il pubblico attualmente richiede unicamente che i costi del servizio siano ripagati (anche se uscendo dall’euro potremmo erogarli in deficit per espandere la moneta circolante nell’economia), mentre il privato aggiunge a tutto questo il proprio margine di profitto.

In conseguenza il privato deve ridurre i costi, in particolare quelli del lavoro, ed alzare le tariffe. Solo così i margini sono garantiti. Spesso si urla all’inefficienza del pubblico, una clamorosa sciocchezza priva di dimostrazioni dotate della benché minima validità scientifica. Ma capiamoci, anche fosse, secondo voi la collettività spenderebbe meno assumendo dirigenti che controllino davvero l’operato del personale, oppure garantendo il profitto ad un’azienda privata?

La risposta è ovvia. Controllare costa meno che privatizzare a tutto vantaggio dei cittadini. L’ultima follia in tal senso la stiamo vedendo nella città di Genova. Sarebbe bello se anche lì, dove si sta per privatizzare il servizio di nettezza urbana (proprio in questi giorni è in discussione la fusione tra Amiu ed Iren) leggessero queste osservazioni. Sarebbe bello se si comprendesse il danno che l’operazione porterà e che finalmente un Comune dicesse un sonoro “no” alle demenziali ricette della BCE.

Tra qualche mese, massimo qualche anno, le tariffe aumenteranno e i lavoratori perderanno i diritti, alcuni perderanno anche il posto di lavoro. Queste sono le privatizzazioni e l’utile non viene mai dal cielo…

Del resto, essendo entrati nell’euro, ci siamo castrati di qualsivoglia leva autonoma di politica economica e industriale, svendendo i nostri “gioielli nazionali” attraverso le privatizzazioni, facendo favori alle lobby e alle multinazionali, favorendo quindi il capitale internazionale a scapito dei diritti fondamentali. Se si privatizzano i servizi essenziali, di cui il popolo non può fare a meno (acqua, trasporti, poste, energia, sanità etc…), è ovvio che il privato potrà fare il bello ed il cattivo tempo. Si può vivere senza sanità e trasporti? Certo che no, quindi il cittadino sarà costretto a pagare le tariffe imposte dai privati (che, ricordiamolo, hanno lo scopo di massimizzare il profitto), senza alcuna possibilità di lamentarsi. Questo fenomeno si chiama captive demand, cioè guadagni garantiti a tavolino per i privati (indipendentemente dagli andamenti del mercato) che faranno finta di farsi concorrenza tra di loro mentre si metteranno d’accordo (cartelli sostanziali) per il continuo e graduale aumento delle tariffe, con conseguente aumento dei loro guadagni.

Il tempo ci darà ragione, ma come sempre sarà troppo tardi. A quando un risveglio collettivo?

Marco MORI

Giuseppe PALMA 

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lacostituzioneblog.com

 

 

 

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