//L’EURO spiegato in un’opera letteraria (narrativa): la novella “ANIME DEL SUD” di Giuseppe PALMA, gratuitamente su lacostituzioneblog.com

L’EURO spiegato in un’opera letteraria (narrativa): la novella “ANIME DEL SUD” di Giuseppe PALMA, gratuitamente su lacostituzioneblog.com

Il popolo italiano, spesso distratto e pigro, non ha la pazienza di mettersi a leggere saggi in materia economica e giuridica, di cui anch’io sono autore di molteplici pubblicazioni.

Per questo, lo scorso anno, decisi di spiegare la crisi economica e le sue cause – quindi l’euro – oltre che con la saggistica anche con la NARRATIVA, scrivendo sull’argomento ben due racconti e una novella.

A tal riguardo, nel settembre 2016 uscì (in e-book) il mio libro intitolato: “ANIME DEL SUD una giornata qualunque ai tempi dell’€uro“, edito da Editrice GDS. Trattasi di un’opera letteraria inquadrabile nella struttura della novella (narrativa).

Successivamente, nel gennaio 2017, decisi di pubblicare l’opera gratuitamente – in tre puntate – su “Il Giornale d’Italia“, il quale uscì per tre domeniche consecutive (8, 15 e 22 gennaio 2017) pubblicando l’intera novella:

PRIMA PUNTATA:

http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/170108giornaleditalia/#/5/

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SECONDA PUNTATA:

http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/170115giornaleditalia/#/7/

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TERZA ed ULTIMA PUNTATA:

http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/170122giornaleditalia/#/5/

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Qui di seguito riecco la pubblicazione gratuita (e completa) delle tre puntate della mia novella:

ANIME DEL SUD una giornata qualunque ai tempi dell’€uro

di Giuseppe PALMA

PRIMA PUNTATA

 Estate 2016. Contrada Galante, campagna pugliese del territorio di Ostuni.

Antonio Francioso è un ragazzo di ventisette anni laureato in economia. Suo padre, Giovanni, è un contadino in pensione: dopo aver lavorato poco meno di un lustro in Germania negli anni Settanta, è tornato al paese dove si è sposato con Ninetta, tre anni più giovane di lui, anche lei contadina. Giovanni non aveva terminato neppure l’avviamento quando ha dovuto iniziare a lavorare, così come Ninetta non aveva concluso nemmeno le scuole elementari.

Giovanni e sua moglie si sono spezzati la schiena nei campi per tutta la vita, ed oggi, in due, non prendono neanche milletrecento euro di pensione al mese. Ma negli anni, un pezzo alla volta, si sono costruiti una bella casa in campagna dove è cresciuto Antonio, il loro unico figlio che, al costo di indicibili sacrifici, sono riusciti a far studiare fino alla laurea.

Oggi Antonio non ha un lavoro e aiuta saltuariamente i genitori; in inverno nella raccolta delle olive, in estate-autunno nella vendemmia. Ma i guadagni non sono più quelli di una volta. I raccolti servono a malapena per pagare le giornate degli operai e a soddisfare le minime esigenze familiari. Alla fine degli anni Settanta un quintale di olive costava circa centomila lire, mentre oggi, a distanza di quasi quarant’anni, non supera nemmeno i trenta euro, con l’olio che invece va ben oltre i dieci euro a litro. Del resto, non ci si poteva aspettare altro da una politica comunitaria completamente sbagliata: gli italiani sono costretti a far marcire i prodotti della propria terra e ad acquistare quelli provenienti dalla Grecia o dalla Spagna. “Ce lo chiede l’Europa” è la vulgata del “politicamente corretto”…

Antonio vorrebbe, dal canto suo, trovare un’occupazione tendenzialmente stabile e rendersi economicamente indipendente. Durante gli anni dell’Università ha svolto piccoli lavoretti stagionali: dal cameriere al barista, dalla raccolta delle olive a quella delle mandorle. Ma ora, dopo anni trascorsi sui libri, cerca un lavoro che si addica agli studi che ha svolto. Nell’ultimo anno ha inviato in tutta Italia centinaia di curricula, ma, fatta eccezione per qualche impiego a termine e malpagato, non ha mai ricevuto proposte minimamente decenti. E’ tutta colpa della casta, della corruzione e del debito pubblico si sente in televisione e si legge sui giornali…

Ma Antonio non si arrende. Negli ultimi quattro mesi ha lavorato per dodici ore al giorno come magazziniere in un supermercato della zona, che però non gli ha rinnovato il contratto. Un po’ di depressione e malessere assalgono l’animo del ragazzo che, nonostante le difficoltà, non vuole darsi per vinto. Alcuni suoi coetanei, terminate le scuole superiori, sono entrati chi in marina chi in aeronautica, ed oggi vivono in paese e hanno una famiglia. E’ stata l’ultima generazione ad aver avuto facile accesso all’alveare statale che faceva da indispensabile ammortizzatore sociale ad un Sud disgraziato. Ma almeno, chi vi è riuscito ad entrare, si è definitivamente sistemato e gode sia di un reddito sicuro che di una invidiabile serenità. Antonio, che invece aveva voglia di studiare, non fece quella scelta, ed oggi si ritrova, sì, laureato, ma senza lavoro e privo di qualsiasi fonte di reddito.

Come si spiega tutto questo? Perché un giovane laureato non riesce più a trovare un’occupazione stabile e in linea con gli studi compiuti? Perché non esiste più la possibilità di accedere ad impieghi che garantiscano un reddito fisso e dignitoso?

Queste le domande che Antonio si pone quando pensa alla sua condizione…

[…]

FINE PRIMA PUNTATA.

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SECONDA PUNTATA

 […] E’ un giorno come tanti altri, giovedì 23 giugno.

Antonio trascorre l’intera mattinata davanti al computer ad inviare il suo curriculum: banche, assicurazioni, multinazionali della grande distribuzione e così via… ma niente. Nessuna risposta. Anzi no, un paio di riscontri sono arrivati la settimana scorsa: – una compagnia telefonica che gli “offriva” un lavoro di promoter nella zona a sud di Torino, a provvigione e senza alcuna retribuzione fissa, neppure minima; – un bar in centro a Matera che aveva bisogno di un barista per tre mesi, da pagare esclusivamente tramite voucher. Per entrambe le proposte Antonio si è trovato costretto a non poter accettare: nel primo caso sarebbe probabilmente “morto di fame”, nel secondo non avrebbe recuperato neanche i soldi della benzina…

Un suo amico di infanzia, Francesco, lo ha chiamato pochi mesi fa dall’Inghilterra, dove lavora da quattro anni come lavapiatti in un ristorante della periferia di Manchester. Francesco ha proposto ad Antonio di trasferirsi lì, dove lo avrebbe aiutato a trovare un’occupazione, magari come cameriere nel ristorante dove lui lavora. Ma Antonio non parla bene l’inglese, quindi non se la sente di fare un salto nel buio. Del resto, imparare l’inglese per andare a fare il lavapiatti a Manchester, a mille sterline al mese, non è una grande idea, soprattutto se si va per i trenta e con una laurea nel cassetto. Ha preso informazioni anche su un corso di inglese one-to-one presso una famiglia londinese, ma il costo è di ben duemilaottocento euro per un mese, una cifra di cui non dispone né può chiedere ai genitori, visto che vivono con meno di settecento euro di pensione ciascuno. Deve quindi cercare un lavoro in Italia, anche al nord se necessario, ma un’occupazione che gli garantisca quantomeno di pagare l’affitto e di mantenersi dignitosamente.

Mentre questi pensieri si affollano gli uni sugli altri, si sono fatte le tre del pomeriggio.

Antonio, che pur è laureato in economia, nei giorni scorsi ha acquistato su internet tre libri in formato e-book di economisti e giuristi indipendenti. Vuole capire cosa accade al suo Paese e perché lui, come tanti suoi coetanei, non riesce a trovare lavoro, quindi per quale strano motivo deve essere costretto ad imparare una lingua straniera per andare all’estero a servire ai tavoli.

Inizia così a leggerne uno, poi un altro, fino a quando batte indignato i pugni sul tavolo: «Ci hanno traditi! Questi farabutti hanno svenduto la nostre anime e il nostro futuro al capitale internazionale!». Ma cosa avrà letto di così sconvolgente da farlo indignare? La verità si è palesata in tutta la sua dimensione: non solo i Trattati europei sono incompatibili con la nostra Costituzione, ma addirittura anche la moneta unica è una costruzione che rasenta il crimine. In pratica, da ciò che Antonio ha potuto comprendere da quelle letture pomeridiane, non potendo più intervenire sul cambio essendo l’euro un accordo di cambi fissi, gli aggiustamenti in termini di competitività avvengono sui redditi, diminuendo i salari, e sulla qualità occupazionale, riducendo cioè le garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore, essendo necessario – a tale scopo – mantenere alto il tasso di disoccupazione. In altre parole solo ora Antonio comprende che il peso della competitività, che un tempo si scaricava sulla moneta, con l’euro si scarica sul lavoro! E la casta/cricca/corruzione non c’entrano proprio nulla! Così come anche il debito pubblico, il quale, seppur espresso in euro, è ancora per il 96% sotto giurisdizione nazionale, quindi un’uscita dell’Italia dalla moneta unica non creerebbe affatto quelle “catastrofi” paventate da economisti e “giornalai” di regime a libro paga del Potere sovranazionale.

[…]

FINE SECONDA PUNTATA.

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TERZA ED ULTIMA PUNTATA

 […] Adesso tutto è chiaro: la sua condizione, come quella di tanti altri laureati disoccupati, è strettamente funzionale al sistema-euro: mantenere alto il tasso di disoccupazione al fine di creare una guerra tra poveri “necessaria” a ridurre le “pretese” dei lavoratori, in modo da riconquistare importanti posizioni in termini di competitività, ma a scapito dei redditi e dei diritti fondamentali. E chi ha bisogno di lavorare deve conoscere le lingue straniere, soprattutto l’inglese, in modo tale da essere pronto a trasferirsi all’estero: la libera circolazione delle persone sancita dai Trattati altro non è che una mascherata deportazione continentale dei lavoratori, addolcita – come avrebbe sostenuto Orwell – dall’uso della “neolingua”: mobilità, opportunità, esperienza etc…

Di tutto questo, “ovviamente”, sui testi universitari non v’è minima traccia.

Ora Antonio sa cosa è successo a lui e al suo Paese. Esce di casa per l’ora di cena e prende la vecchia ford fiesta del padre, guidando senza meta e fumando una sigaretta dietro l’altra. Va al mare, poi sui colli e poi di nuovo al mare, mentre la sua mente sistema ciascun elemento al proprio posto: l’Unione Europea e l’euro non rappresentano affatto una possibilità, bensì una iattura; due strumenti al solo servizio del capitale internazionale, dei mercati finanziari e delle multinazionali, a scapito dei diritti fondamentali, dei salari e della democrazia. «Eppure – borbotta sotto voce mentre ritorna a casa – la nostra Costituzione fonda la Repubblica sul lavoro, parla di reddito dignitoso per il lavoratore e per la sua famiglia, definisce l’Italia una Repubblica democratica! Che cos’è la democrazia – si chiede con l’ennesima sigaretta tra le dita sotto l’illuminata cinta muraria di Ostuni che gli fa da cornice – se non la possibilità per ciascun essere umano di poter vivere libero dal bisogno?».

Tutte verità, in questo giovedì di fine giugno, che consegnano ad Antonio la giusta proporzione di quella cruda realtà con la quale lui stesso fa i conti tutti i giorni.

Ma ormai s’è fatta mezzanotte. Prima di varcare il cancello di casa, forse ispirato da quel manto di stelle che sovrasta la contrada, prende un foglietto di carta e una penna racimolati nella pantuccia dello sportello dell’auto. Quand’era adolescente si dilettava a scrivere poesie, così, di getto, butta giù queste parole:

Anime del Sud

I sassi della strada,

avorio sbriciolato

_

l’erba dei campi vicini,

ventagli innamorati

_

il vento del nord,

canto di foglie ingiallite

_

l’anima degli uomini

s’affida gridando

al cielo opaco

di sera

_

i nostri cuori

al tramonto

dipingono l’orizzonte

con tintura d’arancio.

***

Assorto nei pensieri e preso dalla scrittura non si è reso conto che si son fatte le tre di notte. Per non disturbare i genitori si abbandona sul divano nel salotto di casa. Accende la televisione e si accorge con sorpresa che i cittadini d’oltre manica stanno votando in favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. «Loro non hanno neppure l’euro – sussurra mentre sta per addormentarsi -, quindi questa uscita ha proprio il sapore del ripristino della libertà perduta… chissà se un giorno ci arriveremo anche noi…».

FINE TERZA ED ULTIMA PUNTATA.

§§§

Avv. Giuseppe PALMA

autore della novella

 

 

 

 

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