//Unione Europea e Stati Uniti d’Europa: l’Ancien Régime torna ad imporre il suo dominio (articolo di Giuseppe PALMA sulla rivista “L’INTERESSE NAZIONALE”)

Unione Europea e Stati Uniti d’Europa: l’Ancien Régime torna ad imporre il suo dominio (articolo di Giuseppe PALMA sulla rivista “L’INTERESSE NAZIONALE”)

Propongo qui di seguito la lettura di un mio articolo pubblicato il 29 marzo 2017 sulla rivista “L’INTERESSE NAZIONALE” di Diego Fusaro, nella rubrica da me curata “diritto e rovescio“: http://www.interessenazionale.net/rubriche/diritto-e-rovescio/2017/03/29/unione-europea-e-stati-uniti-d-europa-l-ancien-regime-torna-ad-imporre-il-suo-dominio.html

Unione Europea e Stati Uniti d’Europa: l’Ancien Régime torna ad imporre il suo dominio

di Giuseppe PALMA

L’anno zero dell’Europa, così come la conosciamo oggi, non è il 1957 (anno in cui furono firmati i Trattati di Roma) bensì il 1992, anno in cui fu sottoscritto il Trattato di Maastricht.

I Trattati di Roma, che diedero vita alla CEE (Comunità Economica Europea), lasciavano a ciascuno Stato firmatario la propria sovranità sulla moneta, sulle politiche economico- fiscali, sulla difesa e sull’intelligence. Ciò che nacque nel 1957 fu, dunque, soltanto il mercato comune.

E’ il 1992 il vero spartiacque. Con la firma del Trattato di Maastricht, che diede origine all’UE (Unione Europea), gli Stati sottoscrissero la loro acritica abdicazione nei confronti di una sovrastruttura anti-democratica nelle mani delle élite finanziarie, rinunciando – seppur gradualmente – alla sovranità in materia monetaria, economica e fiscale.

I passaggi di vera abdicazione sono stati, nella sostanza, due: 1) in materia monetaria, cedendo la relativa sovranità alla BCE (Banca Centrale Europea), un’Istituzione nelle mani delle banche private e dei detentori del capitale internazionale; 2) in materia di politica economica, attraverso la cessione di sovranità in favore della Commissione europea (il governo dell’Unione), un organismo non eletto e a servizio (per non dire a libro paga) del capitale internazionale.

Ma non è finita qui. Si parla tanto dei famigerati parametri di Maastricht (ribaditi con il Trattato di Lisbona del 2007), ma forse in pochi sanno che questi – già di per sé privi di qualsivoglia ragionevolezza – sono stati superati, in peius, dal Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria), un trattato intergovernativo sottoscritto il 2 marzo 2012, il quale prevede, tra le diverse misure capestro in esso contenute, il perseguimento del pareggio di bilancio e zero spesa a deficit! In pratica, la morte della democrazia! Ma l’Italia, vigliaccamente, si è spinta addirittura oltre arrivando finanche ad inserire il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione, castrandosi della possibilità di qualsiasi tipo di manovra economica espansiva. Nel frattempo la disoccupazione nell’intera Eurozona diviene a due cifre, con picchi in Italia, Grecia, Spagna e Portogallo.

In una evidente situazione di tradimento dei popoli europei, nel 2016 accadono però tre eventi in grado di sparigliare, almeno apparentemente, le carte: 1) il 23 giugno i cittadini d’oltre manica votano in favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (la cosiddetta Brexit); 2) l’8 novembre i cittadini statunitensi eleggono un presidente del tutto fuori dagli schemi, Donald Trump, che non perde occasione di criticare pesantemente sia l’Unione Europea che l’euro; 3) il 4 dicembre i cittadini italiani respingono a furor di popolo una revisione costituzionale che arrivava addirittura a costituzionalizzare il vincolo esterno UE.

Sotto i colpi della democrazia, l’Aristocrazia europea corre ai ripari e – da Versailles – annuncia la possibilità che l’Europa divenga a due velocità. Inizialmente, in buona fede, si è pensato anche ad un euro a due velocità (così come proposto dal premio Nobel Stiglitz nel suo ultimo libro uscito nell’agosto scorso), ma ben presto si è compreso che l’euro – per espressa e ripetuta posizione del suo sacerdote Mario Draghi (presidente della BCE) – resta irrevocabile! L’Europa a due velocità ribadita nella dichiarazione di Roma del 25 marzo scorso prevede invece un qualcosa di inquietante, cioè far confluire nel vagone più veloce quegli Stati disposti a cedere maggiori fette di sovranità nazionale in favore della tirannica sovrastruttura europea, esautorando del tutto i diritti fondamentali e i principi inderogabili della Costituzioni di ciascuno degli Stati membri; mentre nel vagone di coda quegli Stati più scettici e restii a tali cessioni, con la conseguenza che, avendo l’euro bisogno – per sopravvivere – di smantellare i diritti fondamentali, del vagone di testa faranno parte (dovranno far parte) gli Stati dell’Eurozona. Il tutto per giungere (seppur gradualmente) allo scempio incostituzionale degli Stati Uniti d’Europa, vale a dire la morte definitiva della sovranità e delle Costituzioni nazionali!

L’Europa non è l’Unione Europea, né tanto meno gli Stati Uniti d’Europa. Ma questa Europa, ad una o due velocità, è un recinto schiavistico che ha restaurato l’Ancien Régime, cancellando – con l’ausilio di giornalai di regime e intellettuali salariati – le conquiste secolari di libertà e democrazia.

Avv. Giuseppe PALMA

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