Nella terra di Maastricht l’anti-UE è il secondo partito. E scompare la sinistra europeista (di Giuseppe PALMA)

Toni trionfalistici su TV e giornaloni asserviti alla sovrastruttura europea e al capitale internazionale: in Olanda diga contro i populisti; l’Europa riparte da dove è nata; l’Europa è salva… e scemenze di questo tenore!

In questi toni, beceri e vuoti di contenuti, non v’è alcuna analisi veritiera.

Si parta da un dato inconfutabile: il partito popolar-liberale di Mark Rutte, premier uscente, si conferma primo partito ma perde, rispetto alle ultime elezioni politiche, circa 8 seggi rispetto alla precedente affermazione elettorale. E i partiti di governo perdono circa il 50% dei voti rispetto alle precedenti consultazioni.

Il partito anti-UE ed anti-euro PVV, guidato da Geert Wilders, è invece il secondo partito a livello nazionale con oltre il 13% dei voti e ben 20 seggi. Non vince quindi, come previsto dai sondaggi, ma rispetto alle precedenti elezioni cresce e guadagna 5 seggi.

Ma il dato politico più importante, che i media addirittura non commentano e nascondono (volutamente), è quello della totale disfatta della sinistra europeista, che perde ben 29 seggi, ottenendo meno del 6%. Tanto per intenderci, il partito laburista cui appartiene il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem non esiste quasi più.

Ma i media parlano di sconfitta del populismo e di vittoria dell’europeismo, dove il primo partito (che vincendo avrebbe fermato l’avanzata di Wilders) ha preso poco più di un misero 21% dei voti. Capirai che vittoria dell’europeismo! Anche perché in Olanda il sistema elettorale è un proporzionale puro con soglia di sbarramento molto bassa, quindi ora Rutte dovrà formare un’accozzaglia di governo (4-5 partiti come minimo, mettendo insieme liberisti e laburisti, anche se la differenza ormai è solo terminologica), lasciando fuori il secondo partito. Per la gioia di Bruxelles. Chissà come saranno contenti gli elettori di Wilders…

Quindi i media non solo mentono, ma addirittura nascondono i fatti.

Del resto, nella terra di Maastricht dove l’UE ha avuto origine, dove il tasso di disoccupazione è tra i più bassi d’Europa (quindi non stiamo di certo parlando della Grecia, dell’Italia o del Portogallo), avere un movimento politico marcatamente anti-euro ed anti-UE addirittura come secondo partito nazionale, qualcosa vorrà dire, o no? Altro che vittoria dell’europeismo!

Fanno finta di niente. Verranno seppelliti e diranno: “all’epoca sbagliammo valutazione e analisi“. Ma sarà troppo tardi. Per loro!

Giuseppe PALMA

 

2 pensieri su “Nella terra di Maastricht l’anti-UE è il secondo partito. E scompare la sinistra europeista (di Giuseppe PALMA)

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