FLAT TAX? SAREBBE INCOSTITUZIONALE! MA C’E’ UNA SOLUZIONE CHE POTREBBE METTERE D’ACCORDO TUTTI (di Giuseppe PALMA)

Propongo qui di seguito il mio articolo di oggi pubblicato su “Il Giornale d’Italia“, dal titolo:

Flat tax: una soluzione ci sarebbe… 

Paolo Becchi ha scritto di recente un articolo su come la flat tax non sia una buona soluzione. Se in linea di principio è un argomento su cui si può certamente ragionare, da un punto di vista costituzionale ha pienamente ragione l’amico Becchi. L’art. 53 della Costituzione, al secondo comma, sancisce il principio della progressività tributaria, che sostituisce l’iniquo principio di matrice liberale della proporzionalità. Il secondo comma dell’art. 53 della Costituzione sancisce infatti che “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Cosa vuol dire? E’ semplice: se un ricco commerciante paga, ad esempio, il 15% di tassazione (che per lui non è niente), ma allo stesso tempo anche un povero contadino paga nella medesima misura ma disponendo tuttavia di un reddito molto più basso, quest’ultimo – nella sostanza – paga molto di più del ricco commerciante perché per lui la misura del 15% incide in maniera diversa da chi ha invece un reddito più alto. La flat tax, seppur in aliquota ridotta (15% ad esempio), produrrebbe squilibri a seconda dei redditi di ciascun cittadino o impresa, avvantaggiando coloro che percepiscono redditi più alti ed incidendo negativamente su coloro che hanno invece redditi minori.

Si potrebbe, quale soluzione che metta d’accordo tutti, proporre ad esempio una sorta di flat tax sostanziale”, cioè una tassazione sui redditi con ad esempio soltanto due aliquote (che quindi rispetterebbe il principio di progressività tributaria sancito dal secondo comma dell’art. 53 della Costituzione), dove la prima aliquota – cioè quella più bassa – trovi applicazione per i redditi fino ad una certa soglia (ad esempio fino a cinquantamila euro), per poi applicare un’aliquota più alta per i redditi superiori.

Considerato che la stragrande maggioranza degli italiani non dichiara più di cinquantamila euro annui, si avrebbe una sorta di “flat tax “sostanziale, ma nel rispetto del principio di progressività tributaria di matrice costituzionale correttamente richiamato da Becchi.

E’ pur vero che chi propone la flat tax propone anche diverse tipologie di deduzioni per fasce di redditi più basse, e quindi l’aliquota unica inciderebbe per loro in misura diversa rispetto ai redditi più alti, e questo garantirebbe (nella sostanza) la progressività del sistema tributario, ma è anche vero che, se la legge introduttiva della flat tax finisse davanti ai giudici della Corte costituzionale, questi potrebbero dichiararla incostituzionale in quanto non conforme – formalmente – non solo al secondo comma dell’art. 53 Cost., ma anche al primo comma, e quindi in violazione del principio della capacità contributiva di ciascuno al fine di concorrere alle spese pubbliche.

Argomenti, tutti, meritevoli certamente di approfondimento.

Ora, per dirla tutta, possiamo ragionare quanto vogliamo su flat tax si, o flat tax no, ma tutti i ragionamenti non possono prescindere che da un punto in comune: l’uscita dell’Italia dall’euro ed il ripristino della sovranità monetaria ed economica! Senza una moneta sovrana, e senza politiche economiche che mirino a dare concreta attuazione ai principi inderogabili della Costituzione primigenia, ogni discorso in tema di tassazione potrebbe apparire sterile!

Avv. Giuseppe Palma

 

Un pensiero su “FLAT TAX? SAREBBE INCOSTITUZIONALE! MA C’E’ UNA SOLUZIONE CHE POTREBBE METTERE D’ACCORDO TUTTI (di Giuseppe PALMA)

  1. In una società socialmente molto frammentata, come la nostra, la flat tax camuffata sarebbe iniqua comunque. Applicare la stessa aliquota a chi percepisce 10.000 € annui ed a chi ne percepisce 50.000 € è ingiusto. Il problema sta nel ripristinare (come era all’inizio della riforma tributaria degli anni ’70) una vera “curva” delle aliquote, con un andamento lievemente ma costantemente crescente, per scaglioni di reddito possibilmente ravvicinati, in modo da evitare o ridurre quel fenomeno, che invece è stato prodotto dalla successive ed inique, riforme, per cui al crescere anche minimo del reddito si ottiene un inasprimento eccessivo che crea disaffezione (se non ostilità aperta) verso il sistema fiscale ed anche effetti sperequanti. La progressività, per essere efficiente e giusta deve essere, appunto “progressiva”…. Invece, a partire dagli anni ’80 e poi sempre più incisivamente dalla curva dolce e progressiva si è passato a “scaloni” bruschi e sempre più alti. Nel contempo, nel silenzio generale la curva delle aliquote si è schiacciata sempre più verso il basso.

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