PER SALVARE L’EUROPA OCCORRE SMANTELLARE UE ed EURO (di Giuseppe PALMA)

Il 25 marzo, cioè tra circa due settimane, si celebreranno nella Capitale i sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma, vale a dire l’inizio del mercato comune. Ma i celebranti, in mala fede, hanno già pensato di trasformare questa occasione in un festeggiamento in favore dell’Unione Europea, vale a dire quel recinto schiavistico che nulla ha a che fare né con la CEE né tantomeno con l’Europa!

A Roma, nel 1957, è nata l’Europa del mercato comune che lasciava a ciascun singolo Stato la propria sovranità sulla moneta, sulla legislazione, sull’economia, sul fisco e sulle forze armate.

A Maastricht, nel 1992, è nato invece un qualcosa di profondamente diverso, cioè quella tirannica sovrastruttura comunitaria che – con le sue regole folli ed antidemocratiche – sottomette schiavisticamente quasi mezzo miliardo di persone.

Ma v’è di più: per l’intera giornata del 25 sentiremo in continuazione pronunciare espressioni del tipo “ci vuole più Europa”, costruiamo gli “Stati Uniti d’Europa” e scempiaggini di questo tipo. Sappia il lettore che, sia la maggiore integrazione europea, sia addirittura la cessione definitiva della sovranità a livello europeo in grado di costituire i famigerati “Stati Uniti d’Europa”, altro non rappresentano che la morte definitiva della democrazia e dei principi inderogabili della Costituzione primigenia. L’Unione Europea e gli eventuali “Stati Uniti d’Europa” non sono l’Europa. Sono cose completamente opposte, tant’è che l’UE, ed eventuali suoi sviluppi, distruggono l’ Europa stessa.

Ma sabato 25 a Roma si parlerà anche di “Europa a due velocità”, cioè l’ultimo colpo di coda tentato dalle cancellerie continentali per salvare il salvabile. Ma è un’altra scempiaggine, infatti il nostro Governo ha già espresso il desiderio (suo e non del popolo italiano!) di far parte dei vagoni di testa e di essere pronto ad una maggiore integrazione europea. In pratica, follia allo stato puro e massacro dei diritti fondamentali. Semmai dovesse prevalere la soluzione dell’Europa (e dell’euro) a due velocità, l’Italia dovrebbe necessariamente appartenere all’Europa più lenta e all’euro B, in modo tale da poter riacquistare – grazie ad un cambio più favorevole e senza la necessità di massacrare i diritti fondamentali – posizioni di competitività nei confronti della Germania, nostro maggior competitor continentale nelle esportazioni (comparazione infra-Stati). Ma questo i nostri governanti, a libro paga del capitale internazionale, non vogliono proprio capirlo. E non sono solo io a dirlo, addirittura il premio Nobel Stiglitz lo ha scritto nel suo ultimo libro uscito nell’agosto scorso. Tuttavia, sono fermamente convinto che UE ed euro – strumenti a disposizione del solo capitale internazionale capaci di massacrare democrazia e diritti fondamentali – siano entrambe creature da smantellare, ripristinando la sovranità di ciascun singolo Stato allo scopo di portare a concreta attuazione i principi inderogabili sanciti nelle Costituzioni degli Stati membri.

Ma per salvare l’Europa occorrerebbe, sin da subito, smantellare l’euro, una costruzione criminale che tutela il capitale internazionale a scapito del lavoro, dei salari, della democrazia e dei diritti, in modo tale che ciascuno Stato si riappropri della sovranità monetaria e ripristini concretamente i principi fondamentali cui trovano fondamento i propri ordinamenti costituzionali.

L’Europa si può salvare. E l’unico modo per farlo è quello di smantellare UE ed euro e tornare alla CEE, lasciando che ciascuno Stato torni sovrano sulla moneta, sulla legislazione e sull’economia!

 

Avvocato Giuseppe PALMA

 

 

2 pensieri su “PER SALVARE L’EUROPA OCCORRE SMANTELLARE UE ed EURO (di Giuseppe PALMA)

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  2. In Italia occorre riusare come era una volta la Nostra Moneta cioè la Lira Italiana.Altro che Euro…con L’euro ci hanno inculato troppi soldi e chissà quanti se ne sono mangiati….alla faccia nostra….Biogna ritornare ALLA NOSTRA MONETA,CIOÈ ALLA LIRA ITALIANA.Solo così sicuramente qualcosa si addrizza in Italia.

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