Dalla CEE all’UE: il 25 marzo a Roma vi sarà una riedizione della festa dell’ “Essere Supremo” di Robespierre. Finì male! Finirà così anche l’UE? (di Giuseppe PALMA)

 

Riporto qui di seguito il contenuto del mio articolo pubblicato oggi, 7 marzo 2017, su “Il Giornale d’Italia” (a pagina 4):

DALLA CEE ALL’UE: CELEBRAZIONI O FUNERALI?

Il 25 marzo si celebrano i sessant’anni dei Trattati di Roma. La parata si terrà a Roma e sarà certamente possente: si sprecheranno parole come “pace”, “opportunità” e “insieme”. In realtà sessant’anni fa nacque un’Europa totalmente diversa da quella che conosciamo oggi. I Trattati di Roma diedero vita alla CEE, la Comunità Economica Europea che creava una prima fase del mercato comune, senza infierire in alcun modo sulla sovranità di ciascuno Stato firmatario, che restava indipendente e sovrano sulla moneta, sulla politica, sulle leggi, sul fisco, sulle forze armate e sull’economia.

L’anno zero dell’Europa che conosciamo oggi è invece il 1989, vale a dire quando cadde il muro di Berlino, cioè quando il mondo smetteva di essere diviso in due (USA-URSS) e venivano unificate le due Germanie (Germania ovest e Germania est): lì nacque l’Unione Europea, che prese forma nel 1992 a Maastricht consolidandosi a Lisbona nel 2007.

L’Unione Europea è un qualcosa di completamente diverso dalla CEE, quindi le celebrazioni del 25 marzo prossimo a Roma saranno un qualcosa di pretestuoso e infondato.

Quella che oggi opprime popoli ed economie nazionali nasce da un’idea sbagliata di superamento degli Stati nazionali: togliere sovranità agli Stati per consegnarla nelle mani della finanza e di apparati burocratici non eletti si chiama CRIMINE!

Ma il peggio è arrivato successivamente con l’introduzione della moneta unica europea, l’euro, una moneta completamente sbagliata che rende gli Stati e la politica totalmente assoggettati all’economia e alla finanza, dove il lavoro non è più strumento di dignità umana ma grimaldello del capitale che ha il solo scopo di realizzare il massimo profitto, e ciò a scapito dei diritti fondamentali.

Chi ha creato l’Unione Europea non lo ha fatto per il benessere dei popoli, bensì per la tutela del capitale internazionale. L’UE è un recinto schiavistico e nulla ha a che fare con il concetto di Europa.

L’Europa nata a Roma sessant’anni fa non uccideva gli Stati e i loro popoli. L’UE nata a Maastricht comprime invece le Costituzioni nazionali degli Stati membri, i cui principi inderogabili sono continuamente stuprati dalla moneta unica e dai parametri capestro previsti dai Trattati.

Sono sicuro che durante le celebrazioni del 25 marzo la politica serva della sovrastruttura europea chiederà “più Europaproponendo la creazione dell’ulteriore crimine degli “Stati Uniti d’Europa, vale a dire la morte delle Costituzioni nazionali degli Stati membri e dei principi fondamentali in esse scolpiti! Occorre fermare questo scempio. Come diceva uno dei più autorevoli Padri Costituenti, Piero Calamandrei, “sulla libertà bisogna vigilare!”.

Credo che a Roma vi sarà una riedizione contemporanea della festa dell’ “Essere Supremo” del giugno 1794, quando Robespierre – presumendo l’infallibilità del Terrore – si ergeva a capo insostituibile dell’intera Francia. Finì male dopo appena un mese e mezzo. Sarà la stessa fine che attende l’UE?

Per questo ho una mia proposta: visto che il 25 marzo si celebrano i sessant’anni dell’Europa, cioè i sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma del 1957 e non l’Unione Europea di Maastricht-Lisbona, potremmo benissimo procedere allo smantellamento dell’UE e dell’euro – che massacrano democrazie, principi fondamentali e libertà – e tornare alla CEE del 1957, restituendo a ciascuno Stato la sovranità monetaria, politica, economica e legislativa.

Avv. Giuseppe PALMA

Mio articolo su “Il Giornale d’Italia” del 7 marzo 2017 (a pagina 4): http://edicoladigitale.ilgiornaleditalia.org/giornaleditalia/books/giornaleditalia/2017/20170307giornaleditalia/index.html#/5/

 

 

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