“ORIA”: I MORTI ITALIANI CHE NON CONTANO NULLA (OVVERO GLI “INVISIBILI” DIMENTICATI DALLA STORIA) – di Vetullio MUSSOLINI

 

ORIA”: I MORTI ITALIANI CHE NON CONTANO NULLA (OVVERO GLI “INVISIBILI” DIMENTICATI DALLA STORIA) – di Vetullio MUSSOLINI

Il 25 marzo, in occasione della visita a Milano di Sua Santità Papa Francesco, si porterà in Piazza del Duomo il relitto dentro il quale morirono 750 persone africane naufragato al largo della Libia qualche anno fa, in segno di memoria e triste ricordo. Direi un gesto altamente umano e significativo.

Peccato però che i nostri governanti e rappresentanti abbiano la memoria corta e siano soliti usare due pesi e due misure non solo per le cose correnti, ma anche nei confronti dei morti: ci sono “morti di serie A” e morti di “serie B”, per non parlare di quelli di “serie C” classificati come “invisibili”. Ed è proprio di questi ultimi che vorrei scrivere.

In un lontano febbraio di oltre settant’anni fa, e più precisamente tra il 13 ed il 14 febbraio del 1944, un piroscafo norvegese chiamato “Oria”, requisito dai tedeschi ai norvegesi, con a bordo circa quattromila soldati italiani stipati come balle di fieno, che – avendo tenuto fede al giuramento prestato al Re (evito commenti!) – venivano spediti in Germania ai lavori forzati, naufragò per effetto di un bombardamento inglese. Nel naufragio perirono, oltre ai quattromila soldati italiani, anche qualche centinaio di soldati tedeschi e prigionieri norvegesi. Dei nostri connazionali se ne salvarono all’incirca una trentina, forse quaranta; le fonti sono discordanti.

Più precisamente, gli italiani che morirono furono (circa): 3.800 soldati, 110 sotto-ufficiali e una quarantina di ufficiali. Successivamente furono ritrovate le salme di qualche centinaio di nostri connazionali annegati, che la corrente aveva portato sulle coste greche, e di lì gettati in fosse comuni e solo più tardi riconsegnati all’Italia e sepolti a Bari.

Di questo martirio nessuno ne ha mai parlato, morti di “serie C” che non interessano a nessuno, un po’ come i vinti uccisi dopo il 25 aprile 1945.

Per questi morti non esiste un “giorno della memoria”!

Del naufragio dell’ “Oria” se ne è parlato per la prima volta solo nel 2007, cioè dopo ben 63 anni dall’accaduto, ma nessuno si è mai preoccupato di stanziare qualche migliaia di euro per il recupero di ciò che resta del piroscafo e di quei ragazzi che ancora giacciono in fondo al mare a meno di cento metri di profondità (il barcone recuperato che verrà portato a Milano in onore della visita del Pontefice giaceva invece a ben trecento metri di profondità). I costi da sostenersi per l’ “Oria” andrebbero forse al di là di quanto concessoci dalla matrigna UE? E già, si tratta di morti di “serie C”. Per quelli di “serie A” invece i soldi ci sono, e parecchi pure! Soprattutto quando vanno a gonfiare le tasche di certe cooperative che si occupano di migranti! Ma questa è un’altra storia!

Le facce di bronzo che ci governano, con tutto il rispetto per il bronzo, non hanno capito – o fanno finta di non capire – che la memoria, anche a distanza di molti anni, è un esattore puntuale che sempre torna a riprendersi il posto che gli spetta nella Storia.

Ricordatevi dei morti dell’ “Oria”, morti di “serie C” che, al cospetto di quelli di “serie A”, gridano vendetta dal profondo del mare… quel mare che, come una livella, ci restituisce l’uguaglianza della vita e – purtroppo o per fortuna – anche della morte.

Vetullio MUSSOLINI

 

 

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