«MONETA CRIMINALE: PIACE SOLO A BERLINO» (intervista di LIBERO del 22/1/2017 a Giuseppe PALMA)

«MONETA CRIMINALE: PIACE SOLO A BERLINO» (intervista di LIBERO del 22/1/2017 a Giuseppe PALMA)

Anche un nobile obiettivo può generare un crimine. È questo ciò che è accaduto agli europei: essi desideravano creare un organismo unificato che sarebbe evoluto verso una federazione di Stati, ma ciò a cui sono addivenuti è un’Europa della finanza, che protegge il capitale calpestando i popoli sovrani che gli hanno dato vita. Un labirinto da cui è difficile districarsi. Ma non impossibile, secondo l’avvocato costituzionalista, Giuseppe Palma, vice-segretario del neonato partito sovranista «Riscossa Italia», che abbiamo intervistato su ciò che egli chiama «euro-crimine».

Avvocato, lei afferma che l’euro sia un crimine. Cosa intende?

«L’euro è un crimine contro l’umanità, perché, essendo un accordo di cambi fissi, impone agli Stati che intendono aumentare le proprie esportazioni di svalutare il lavoro anziché la moneta».

Quindi i governi sono disposti a calpestare i diritti dei lavoratori pur di essere competitivi?

«I governi non solo non tutelano i diritti dei lavoratori, ma li smantellano. L’euro è una moneta destinata alle banche private. Gli Stati, per reperire moneta, avendo perso la loro sovranità monetaria, sono costretti o a prenderla in prestito dai mercati dei capitali con grossi interessi, o a prenderla da cittadini ed imprese, aumentando le tasse e mediante tagli drastici alla spesa pubblica».

Dipendiamo da una moneta straniera?

«Da una moneta straniera che è anche uno strumento di governo».

La prova della tirannide della finanza è la celerità con la quale il governo è intervenuto nel salvataggio delle banche contro la lentezza con cui invece interviene in caso di calamità naturale.

«Se noi avessimo sovranità monetaria, per lo Stato sarebbe facile fare fronte alle esigenze degli sfollati. Dobbiamo dare la priorità alle banche perché sono loro a prestarci moneta a strozzo».

Possiamo uscire da questo tunnel?

«Sì, possiamo e dobbiamo uscirne con un decreto legge da emanarsi a mercati chiusi il venerdì sera, per evitare ritorsioni, convertendo il nostro debito pubblico in nuova moneta nazionale».

Però forse manca la volontà.

«Manca la volontà politica perché chi ci governa è al libro paga del capitale internazionale».

In questo 2017 però potrebbe capovolgersi questa situazione per le elezioni in Francia, in Olanda, in Germania e forse anche in Italia.

«Io non credo molto nelle elezioni del 2017. I cambiamenti che possono favorire il processo di uscita dall’euro sono già avvenuti: la Brexit e l’elezione di Trump».

Ma è normale che debbano sempre venire gli americani a salvarci la pelle?

«L’euro è una Nato economica, quindi la spaccatura dell’euro passa da una decisione degli americani. Trump considera l’euro un danno per tutti».

Quindi l’uscita dall’euro potrebbe convenire a molti soggetti. Per chi sarebbe una catastrofe?

«Per la Germania e per le banche».

Molti esperti vedono nell’uscita dall’euro la fine del mondo.

«La libertà ha sempre un prezzo da pagare, ma vale la pena combattere per essa. I benefici sarebbero superiori ai costi».

L’abbandono dell’euro potrebbe sollevarci anche da quella crisi di identità che investe gli italiani e che li porta a disinteressarsi sempre di più alla «cosa pubblica»?

«Se tornassimo alla sovranità monetaria, il popolo tornerebbe ad essere sovrano, consapevole del fatto che con il suo voto potrebbe influenzare la vita del Paese».

E al lavoro cosa accadrebbe?

«Potendo svalutare la nostra moneta nazionale per favorire le esportazioni, non saremmo più costretti a svalutare il lavoro».

Quindi inizieremmo ad esportare merci e non più lavoratori in cambio di manodopera a basso costo come i clandestini che continuiamo ad importante senza limiti?

«Creeremmo un sistema in cui il lavoratore non è costretto a scappare o a lavorare 12 ore al giorno per 600 euro al mese. Aumentando la produzione, aumenterebbero anche i consumi, il Pil, il lavoratore potrebbe guadagnare di più e verrebbero tutelati i suoi diritti».

Chi esce prima dall’euro si salva dal disastro?

«Se ne esce uno, sono costretti ad uscirne tutti gli altri Stati, è una catena».

Potrebbe essere la Germania ad uscirne per prima, temendo la disfatta?

«La Germania non ne esce perché si tratta di un sistema a suo esclusivo vantaggio».

Potrebbero crearsi delle condizioni per cui alla Germania non convenga più l’euro?

«Trump ha già invitato la Germania a rinunciare al suo illegittimo surplus commerciale che mette in ginocchio gli altri Stati europei, pena l’applicazione di dazi sui prodotti tedeschi esportati negli Usa. Se la Germania fosse costretta a rinunciare al suo surplus, potrebbe non convenirle più l’euro. Per ora siamo in un’Europa germanocentrica, in cui anche Gentiloni qualche giorno fa si è recato da Merkel per prometterle che non saremo più irresponsabili fiscalmente, ossia che attueremo il pareggio di bilancio. Questo significa essere servi e tradire la costituzione».

Se i nostri governi sono al libro paga del capitale internazionale, è plausibile credere che, anche qualora ci fosse un ribaltamento dei vertici, i nuovi arrivati nei palazzi del potere sarebbero comunque asserviti alle banche?

«Coloro che vanno al governo vengono subito chiusi nella morsa del capitale internazionale».

Quindi se al governo arrivasse un Salvini, sarebbe costretto a diventare subito più moderato?

«Salvini, a differenza di Grillo, è sincero. Si attiverebbe per l’uscita dalla moneta unica, ma, non avendo noi sovranità monetaria, potrebbe essere oggetto di ricatti anche molto pericolosi».

Ci vuole un leader con le palle insomma. Ce lo abbiamo?

«Potrebbe essere Salvini».

O Berlusconi.

«Berlusconi tentò di farlo nel 2011 e fu fatto fuori. Infatti, appena dice di essere d’accordo con Salvini sulla moneta complementare, subito deve sottolineare di essere europeista, altrimenti non avrebbe chance di tornare sulla scena politica».

È ostaggio di Strasburgo.

«Lì lo tengono ancora per le palle».

Berlusconi è stato fregato non dalle donnette, ma da Merkel. Che ne pensa?

«Sì, Berlusconi, quando confidò nei corridoi a Cannes la sua intenzione di uscire dall’euro a Sarkozy, quest’ultimo subito lo disse alla Merkel, che chiese aiuto ad Obama per fare fuori politicamente Berlusconi. Nel suo libro, Timothy Geithner, segretario di Stato al tesoro della prima presidenza Obama, riporta la frase che Obama pronunciò quando degli alti funzionari europei gli chiesero aiuto per mettere fuori gioco il premier italiano: “Non mi sporcherò le mani con il suo sangue”. Ed è Obama stesso a Cannes nel novembre del 2011, quando i leader europei cercano di convincere Berlusconi ad accettare il prestito del Fondo Monetario Internazionale ed egli rifiuta, a dire la celebre frase: “Silvio is right”, ossia “Silvio ha ragione”. Berlusconi oggi è sotto ricatto, ma a Cannes difese il Paese. Accettare quel prestito ci avrebbe irreversibilmente resi schiavi del FMI, come è accaduto alla Grecia».

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intervista di Azzurra Noemi Barbuto di LIBERO a Giuseppe PALMA (22 gennaio 2017)

http://edicola.liberoquotidiano.it/vnlibero/books/170122milano/#/7/

 

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